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lunedì 11 maggio 2020


Mascherine illegali, cerasicoltori pugliesi sotto attacco

Le aziende cerasicole della Puglia stanno rimodulando gli spazi di lavoro nei magazzini per garantire lo svolgimento in “relativa” sicurezza della campagna 2020. Per il comune di Sammichele di Bari, l’esperto in sicurezza sul lavoro Giuseppe Cacucci ha preparato un vademecum (nelle foto sottostanti) che può essere utile per tutti i produttori e confezionatori di ciliegie che si apprestano a cominciare la stagione, nonché per sensibilizzare i lavoratori a osservare i comportamenti più corretti sul piano dell'igiene e del distanziamento. 

Non mancano, però, le richieste di chiarimenti alle istituzioni su diversi temi. “L’aspetto più critico che occorre chiarire al più presto è il trasporto casa-lavoro e, in secondo luogo, viene quello delle mascherine, sulle quali si sta generando purtroppo un business illegale a causa della difficoltà nel reperire materiale certificato”, dice a Italiafruit News Cacucci.

Durante la campagna della ciliegia, infatti, una grande quantità di lavoratori si sposterà quotidianamente per raggiungere i campi o i magazzini, in parte con automobili private e in parte con pullman organizzati dalle aziende. “In entrambi i casi presumo che ci si debba attenere alle linee guida anti Covid-19 del settore logistica e trasporti, quindi in una macchina ci potranno stare il conducente in prima fila e una persone dietro, tutti dotati di guanti e mascherina. Mentre per gli autobus aziendali vale la regola di un posto occupabile ogni due, sempre con l’obbligo di indossare guanti e mascherina per tutte le persone”, evidenzia l’esperto.

Le aziende agricole si trovano però a doversi gestire da sole, per il semplice motivo che i protocolli di sicurezza varati dal governo non entrano nel merito di come deve essere organizzato il viaggio casa-lavoro. “Fino ad oggi - racconta Cacucci - non c’è stata alcuna precisazione da parte dello Mipaaf sul controllo della temperatura corporea dei lavoratori all’ingresso dell’autobus. Una persona potrebbe così anche partire ammalata, infettare altri componenti del gruppo per poi arrivare al lavoro ed essere rifiutata. Come se non bastasse, in caso di contagio, un lavoratore stagionale del settore agricolo non avrebbe nemmeno la garanzia di poter essere pagato per i giorni non lavorati. Occorre, a mio avviso, sia regolamentare i controlli col termoscanner alla partenza dei pullman sia definire una sorta di ammortizzatore sociale per gli stessi stagionali”. 

Anche il discorso specifico delle mascherine sta generando qualche preoccupazione. I modelli FFP2 ed FFP3, che assicurano il maggior livello di protezione, sono infatti difficilmente reperibili in ampie quantità. Nelle ultime settimane, così, tanti soggetti privati hanno proposto Dispositivi di protezione (Dpi) non certificati, il cui utilizzo in azienda potrebbe comportare la denuncia penale e il perfino il sequestro dell’attività

“Bisogna stare molto attenti al tema dei Dpi - specifica Cacucci - Gli imprenditori agricoli devono tenere presente che attualmente sul luogo di lavoro si possono usare solo le FFP1, FFP2 e FFP3 con marcatura CE o certificate dall’Inal e le semplici mascherine chirurgiche validate dall’Istituto Superiore della Sanità (Iss); tutti le altre tipologie, per il momento, sono considerate non regolari. Anche a questo proposito - conclude Cacucci - sarebbe auspicabile un chiarimento da parte del Mipaaf sulla possibilità o meno di poter impiegare almeno un tipo di mascherina che sia lavabile, ovviamente certificata, per le attività di raccolta e confezionamento in magazzino”. 


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