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martedì 31 marzo 2020


Brio tiene le posizioni grazie all'export

Nei primi tre mesi dell’anno Brio Spa è in linea con il trend dell'analogo periodo dello scorso anno: il fatturato resta attestato attorno ai 12 milioni di euro con il mercato interno in contrazione compensato però da una crescita dell'export di oltre il 20% a valore, tale da far raggiungere alla voce il 47% delle vendite totali.

“Da inizio marzo registriamo un incremento delle vendite in Italia, con una situazione che sembra stabilizzarsi”, si sottolinea da Brio. “L’estero ha messo a segno un balzo nelle ultime due settimane, quando si è verificata la diffusione del virus anche negli altri principali Paesi europei. La situazione è comunque in costante evoluzione, l’incertezza non manca”.

Per fronteggiare il coronavirus la società ha dato vita a misure preventive e cautelative da inizio marzo attraverso un documento di valutazioni rischi e misure sempre più restrittive in linea con i decreti governativi; fissata la "distanza Droplet" tra gli operatori in linea produttiva, mentre sono previste la turnazione e gruppi di lavoro distinti che non si incrociano mai.



Gli operatori, aggiunge Brio, sono dotati di mascherina, con accessi presidiati in entrata e uscita del prodotto. L’azienda ha predisposto barriere fisiche nel ricevimento e nella spedizione della merce verso i trasportatori/corrieri per evitare qualsiasi tipo di contatto. Gli operatori non accedono alla parte office e viceversa per evitare eventuali commistioni: gli accessi sono separati.

Una cartellonistica indica le procedure da seguire e rispettare, mentre da tempo è stata avviata la distribuzione di disinfettante e mascherine, oltre alla sanificazione settimanale dello stabilimento e degli uffici. Gli audit, ancora, vengono condotti da remoto da parte degli ispettori con invio telematico della documentazione richiesta.

Brio poi ha adottato lo smart working: il 70% lavora da casa. Viene garantito a rotazione il presidio degli uffici con una persona per ufficio isolata e mai in contatto con altre persone presenti in azienda.

Prosegue intanto l’impegno di Alce Nero, insieme al socio Brio, nell’offrire ai propri fruitori prodotti freschi, biologici e di qualità. L’ultima novità per il comparto ortofrutta, nel rispetto della stagionalità, sono gli asparagi verdi, italiani e biologici che saranno a scaffale a partire da aprile in risposta alle richieste di mercato.
 
 

Negli ultimi anni - sottolinea Brio - il consumo di asparago bio è in costante crescita arrivando a circa 1,7 milioni  di euro di vendite con un +22,5% a valore e +8,2% a volume (anno terminante ottobre 2019 - peso imposto – Iper/Super/Libero Servizio).
 
Il consumatore, sottolinea l'azienda, è diventato molto esigente nella ricerca di un asparago di qualità, preferibilmente di origine italiana, apprezzato per le caratteristiche nutrizionali. L’asparago bio Alce Nero è una varietà pregiata, coltivata e processata dalla cooperativa pugliese Poa nella provincia di Foggia, zona vocata e specializzata per gli asparagi biologici da terreni sciolti e fertili con buona disponibilità idrica e un clima mite che favorisce lo sviluppo del turione edibile e tenero in cottura.
 
Per la grande distribuzione Alce Nero propone gli asparagi in mazzetti calibrati e uniformi, da 500 grammi a peso imposto, in un packaging ecosostenibileLa soluzione pensata è di racchiudere gli asparagi con due bande di carta saldate a ultrasuoni, eliminando così gli elastici e la velina ma garantendo un’ottima chiusura. La carta Kraft e gli elementi grafici comunicano al consumatore la naturalità di un prodotto biologico e 100% italiano.

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