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venerdì 27 marzo 2020


Cia, situazione drammatica per le piantine da orto

Migliaia di piante di lattuga, cipolle e cavoli buttate al macero. E la preoccupazione che la stessa fine possano fare pomodori, cetrioli, melanzane e tutte le verdure che di solito si trapiantano verso Pasqua. Per i produttori di piantine da orto un mese, marzo, è andato in fumo e ora si teme per aprile, in caso le misure restrittive decise dal governo per contrastare l’emergenza Coronavirus dovessero protrarsi.

“Abbiamo le serre piene di piantine di zucchine, insalata, pomodori, zucca, anguria - spiega Amedeo Castagnedi, referente dei florovivaisti di Cia Agricoltori italiani Verona e titolare del vivaio Orto 2000 di Colognola ai Colli, specializzato in piante da orto e frutto - Lavoriamo per il segmento dell’hobbystica con garden, mercati e ambulanti e il prodotto va a finire a chi si fa l’orto: pensionati, famiglie che abitano in campagna, ma anche tanti giovani. Negli ultimi anni c’è stato un grande incremento di vendite per via della crisi e anche del ritorno alla campagna e, grazie ai giovani, è esplosa anche la vendita online. Siccome siamo chiusi da 20 giorni, ci salviamo un po’ con quella, però è una parte minima del fatturato. Ad oggi abbiamo perso il 40 per cento del fatturato e siamo costretti a buttare via ogni giorno migliaia di piantine di insalata, cavoli e cipolle. Ma se le misure attuali dovessero protrarsi per tutto aprile, rischiamo di perdere il 70 per cento della stagione”.


Bancali di insalata al macero

Orto 2000 produce circa 10 milioni di piantine all’anno, in 7.000 metri di serre più altre tre esterne, per il Veneto, il Trentino e la Lombardia. Nei momenti clou della stagione, che vanno da marzo a maggio, il vivaio dà da lavorare a 25 persone. 
“Abbiamo tante spese vive: sementi, concime, irrigazione, ventilazione estiva – dice Castagnedi - Ogni settimana seminiamo una nuova partita di piante e abbiamo bisogno di posto che, se non si vende, viene a mancare. Perciò siamo costretti a buttare via la roba. Se il 3 aprile si finisse con le restrizioni, avremmo perso il 40 per cento ma potremmo sopravvivere. Se invece la chiusura dovesse proseguire, rischieremmo di perdere centinaia di migliaia di euro e di andare in fallimento. E come noi tanti altri vivai. Il fatto è che l’ultimo decreto non è chiaro: le piantine da orto sono prima necessità? Secondo noi sì, visto che producono cibo per l’alimentazione quotidiana. E che la gente starebbe più serenamente in casa se potesse dedicarsi all’orto e piantare gli ortaggi. Però nell’incertezza non possiamo lavorare serenamente, perché c’è sempre il rischio che i vigili o la Finanza ci sanzionino. Manca la chiarezza”. 


Un vivaio di Orto2000

“In Veneto ci sono 1.600 aziende florovivaistiche, che impiegano un totale di 50.000 addetti per un fatturato complessivo annuo di circa 210 milioni di euro – fa i conti Maurizio Antonini, direttore di Cia agricoltori italiani Veneto - Siamo di fronte a una debacle colossale, che sta facendo tabula rasa del reddito aziendale, con perdite che vanno dal 50 all’80 per cento. Il problema è che non avendo la possibilità di vendere direttamente, le aziende si trovano senza vendite e senza reddito. Abbiamo chiesto all’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan e al ministro Teresa Bellanova di far rientrare le orticole e le piante da frutto nel segmento del food e i fiori in quello della merce degradabile e quindi di dare la possibilità di vendere al dettaglio la merce. Sono sempre di più i consumatori che utilizzano l’orto di casa per avere ortaggi e frutta autoprodotti e oggi viene tolta loro la possibilità di andare nei garden o nei vivai per acquistare le piantine. L’unica chance che hanno attualmente i florovivaisti è di recapitare la merce a domicilio e Cia ha messo a disposizione degli agricoltori un portale, iprodottidalcampoallatavola.cia.it/, dove è possibile vendere sia il cibo che le piante. Ma rispetto al grosso volume delle vendite si tratta di una goccia nell’oceano”.

Fonte: Ufficio stampa Cia Verona


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