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giovedì 27 febbraio 2020


«Tropicale siciliano, una crescita esponenziale»

Le coltivazioni tropicali in Sicilia sembrano svilupparsi di giorno in giorno. Negli ultimi anni, sono notevolmente cresciute le aziende che hanno deciso di investire in piante tropicali, magari affiancandole alle coltivazioni tradizionali. Ma come si sta muovendo il settore? Il professor Vittorio Farina del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo ha fatto il punto con Italiafruit News, individuando trend e debolezze del comparto.

Avocado, mango e papaya i più diffusi
“Lo sviluppo del tropicale in Sicilia è sotto gli occhi di tutti - ha detto Farina - e la crescita delle coltivazioni dedicate è a dir poco esponenziale. Sul podio, ritroviamo sicuramente le coltivazioni di avocado e mango, seguite da papaya e lici”.
“Mentre mango e avocado vengono coltivati in pieno campo - continua il docente - la papaya si sviluppa solo in serra perché la temperatura esterna non è abbastanza favorevole. C’è poi chi preferisce coltivare anche mango sotto serra, con l’obiettivo di raccogliere con circa un mese di anticipo, ma si tratta di superfici più limitate”.


Un albero di mango

Il clima, un’arma a doppio taglio

“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad inverni miti che hanno agevolato le colture tropicali. In molti casi, i produttori hanno avuto la possibilità di anticipare anche la piantagione di mango e avocado già durante la stagione autunnale, anziché nel tradizionale periodo primaverile”, ha commentato l'esperto.
“Ma ricordiamoci che il clima è un’arma a doppio taglio – ha continuato – e, nonostante temperature più miti, potrebbero verificarsi fenomeni avversi come un ritorno di freddo repentino, o ancora picchi di basse temperature durante la notte o nella stagione primaverile. Considerato l’aumento delle temperature, gli agricoltori devono fare i conti anche con la siccità: nei mesi più caldi, queste piante necessitano sicuramente di apporti irrigui”.

Tropicale, un ottimo investimento solo in aree vocate

Di fronte alla forte volontà di investire nel tropicale, è doveroso un ragionamento sulla vocazione dei territori.
“Al di là delle comuni considerazioni, le piante tropicali non si adattano a tutto il territorio siciliano - sottolinea Farina - La loro coltivazione può avvenire solo in aree vocate: l’ambiente pedoclimatico più adatto è caratterizzato da un clima mite, da un terreno sciolto e non pesante quindi tendente al sabbioso, da venti non incisivi e dalla possibilità di apporti irrigui. Quindi sì ad un aumento delle superfici dedicate ma questa espansione potrà essere solo a macchia di leopardo. Sicuramente le zona ad ora più vocata è quella della costa tirrenica: ampie coltivazioni di mango e avocado si ritrovano a Palermo, Partinico, Balestrate e Milazzo ma anche nel Catanese”.
“Ricordo inoltre che - ha aggiunto - anche se l’ambiente pedoclimatico è ideale, queste colture hanno costantemente bisogno di protezione dai freddi invernali mediante l’uso di frangivento o di singole coperture”.


Una pianta di papaya

Un mercato in crescita ma vanno studiate le stazioni di impianto

Le coltivazioni di mango e papaya sono le più diffuse in Sicilia e la loro espansione riflette alla perfezione le richieste del mercato che “sono sempre più alte – ancora il professore – ma questa situazione richiede un attento studio dell’area di impianto prima dell’introduzione delle colture. Spesso gli agricoltori si fanno ingannare dall’alta redditività di questi impianti, coltivando in zone non vocate e ottenendo raccolti a dir poco deludenti o, peggio, una moria delle piante”.

La frammentazione delle aziende non dialoga con la Gdo

Il panorama delle aziende che si dedicano al tropicale è vario: da un lato c’è un bassa percentuale di imprese già pienamente sviluppate dal punto di vista delle competenze tecniche, dall’altro stanno nascendo nuove realtà completamente dedicate alle piante tropicali che necessitano di know-how, considerato anche l’impegno che queste colture richiedono. Ma il problema più grosso rimane quello della frammentazione del settore: “la maggior parte delle aziende che si occupano di piante tropicali sono di piccole dimensioni – ha ribadito Farina – e questo rappresenta un punto di debolezza nei confronti del mercato: l’offerta è frammentata, variegata in termini di qualità del prodotto e non si riesce ad ottenere un dialogo proficuo con la Grande distribuzione”.



Obiettivi per il futuro

In attesa di maggiori investimenti per il settore del tropicale, la ricerca universitaria degli atenei di Palermo e Catania continua a muovere i suoi passi, appoggiata dal programma di sviluppo rurale della Regione Sicilia (Psr 2014-2020)..
“Si tratta di progetti applicativi, cioè con riscontro sul territorio – ha spiegato il docente – che hanno come finalità lo studio degli aspetti legati alla propagazione delle piante e, allo stesso tempo, delle tecniche agronomiche, della qualità dei frutti, con un occhio all’innovazione come allo sviluppo della quarta gamma e ai prodotti trasformati. Altri filoni su cui si sta muovendo la ricerca, riguardano le tecniche di coltivazione idonee, l’ambientamento di nuove varietà e lo studio delle possibili malattie di carattere biotico e abiotico nel pre e post raccolta dei frutti”.
“Il nostro obiettivo è creare una forte sinergia tra mondo accademico, tecnici e imprenditori/agricoltori con un occhio all’utente finale – conclude Farina – e a giudicare dal successo di pubblico ottenuto durante il nostro ultimo incontro ‘Giornata tecnica su frutticoltura con le specie tropicali e subtropicali in clima Mediterraneo’, la strada sembra essere quella giusta. Per il futuro, speriamo di approfondire ancora di più le tematiche di ricerca, col contributo delle singole aziende”.

(In apertura una pianta di avocado)

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