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mercoledì 19 febbraio 2020


Contro il caporalato vince il gioco di squadra

E’ una proposta di contrasto al caporalato sostenibile, coerente ed innovativa quella presentata ieri all’incontro “Lavoro stagionale – dignità e legalità” organizzato a Roma dalla fondazione “Osservatorio Agromafie”, insieme a Coldiretti e Anci.
Il piano di lavoro è stato sviluppato con l'intento di migliorare la disciplina e la gestione del lavoro stagionale, per assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, per consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale.
Per farlo, si partirà dagli strumenti previsti nell’attuale ordinamento, dalla collaborazione interistituzionale e dal coinvolgimento diretto delle associazioni datoriali e dei lavoratori. 

Tre i punti sui quali è stato costruito il piano di lavoro: prima di tutto si vuole rafforzare il sistema esistente utilizzando gli strumenti di programmazione e definizione delle quote di ingresso per lavoro stagionale e contribuire ad una definizione puntuale del fabbisogno di lavoro stagionale (non solo in agricoltura) attraverso una previsione specifica di fabbisogno per aree determinate, in maniera da assicurare una continuità del rapporto lavorativo del dipendente stagionale.
In secondo luogo, andranno denunciate le situazione di marginalità (irregolarità) e lavoro nero partendo dalle principali situazioni di vulnerabilità e precarietà riscontrate e che riguardano i lavoratori che versano in condizioni di irregolarità amministrativa e tutti coloro che danni sono presenti e attivi nel nostro Paese in qualità di richiedenti asilo. In questo caso si tratterebbe di prevedere strumenti di emersione su base individuale, diversi dai provvedimenti straordinari di regolarizzazione generalizzata (cd. sanatorie), come una regolarizzazione ad personam temporanea.
Infine, vanno promossi interventi atti a contrastare la presenza del caporalato e volti a sostenere i lavoratori stagionali in varie sfere (dal trasporto all’alloggio) da realizzarsi sotto la regia dell’ente locale e con il supporto delle realtà del terzo settore. Tra gli interventi realizzabili, ci sono l’accompagnamento all’inserimento abitativo (temporaneo) per i lavoratori stagionali in agricoltura attraverso l’accoglienza diffusa in appartamenti; lo sviluppo di progetti di rigenerazione urbana, realizzando interventi innovativi di social housing in cui i servizi abitativi divengono parte integrante delle politiche sociali – complementarietà tra sicurezza, solidarietà, coesione sociale e lavoro; pianificazione dei trasporti, orientamento ai servizi ecc.
 
“Il caporalato è una lotta di tutti all’interno delle istituzioni – ha esordito il ministro della giustizia Alfonso Bonafede – e la presenza a questo appuntamento di diversi ministri, rappresenta un particolare segnale di interesse al tema”.
Il ministro ha poi puntato la sua attenzione al disegno di legge in materia di illeciti alimentari previsto al prossimo consiglio dei ministri, spiegando che “svilupperà due tutele fondamentali, quella della salute pubblica e quella delle frodi alimentari per un intervento di complessivo coordinamento il settore. Per esempio sarà introdotto il reato di agropirateria per regolare tutti i casi di contraffazione dei marchi di qualità o di simulazione dei prodotti biologici: saranno i giudici a decidere, di volta in volta, se assegnare i prodotti confiscati a enti pubblici o associazioni finalizzate alla distribuzione gratuita delle derrate alimentari. Assisteremo anche ad un incremento generalizzato delle pene fino alla revoca delle autorizzazioni o alla chiusura delle attività”.

“Oggi la gestione illegale del valore agricolo in mano alle associazioni mafiose è pari a 5 miliardi di euro sommersi – è intervenuta il ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo – e da questo numero è facile capire come sia necessaria un’attività di contrasto. Va garantita una maggiore trasparenza nelle catene di approvvigionamento delle aziende agricole per costruire una piattaforma multilaterale e garantire il controllo su tutto il territorio nazionale: è infatti necessario combattere lo sfruttamento lavorativo perché si limita al settore agricolo ma colpisce tutta la nostra economia. E per sconfiggere il ruolo dei caporali, urge iniziare da un processo di selezione trasparente dei lavoratori, come stiamo già facendo con applicazioni fruibili da smartphone che incrociano domanda e offerta”.


Alessandro Apolito durante il suo intervento

Prestando la voce al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova, il dirigente delle politiche di filiera del ministero dell’agricoltura Alessandro Apolito ha evidenziato come “non siamo disposti ad accettare campagne denigratorie verso le nostre filiere, come sta accadendo per quella del pomodoro. Rifiutiamo l’idea che alcune filiere siano considerate insane, quando in realtà tutte godono di ottima salute: se si verificano dei problemi, significa che solo alcune aziende non stanno funzionando”.
E ha aggiunto “Se vogliamo garantire dignità, dobbiamo far rispettare allo stesso tempo lavoro agricolo e trasparenza. Come farlo? Iniziamo con una calendarizzazione dei fabbisogni agricoli: solo sapendo quanti lavoratori sono necessari, riusciremo a marginalizzare i caporali. E ancora, non consideriamo i visti come contratti di lavoro quando servono a garantire alle aziende la giusta efficienza. E’ inoltre necessario considerare la rete del lavoro agricolo di qualità come una sorta di pre-controllo”.
“Ricordiamoci – ha concluso – che nella lotta al caporalato vanno sensibilizzati prima di tutto i consumatori: se si acquista a un prezzo troppo basso, si genera inevitabilmente sfruttamento. E’ importante valorizzare il mondo agricolo perchè rappresenta una potente forza di integrazione: gli agricoltori sono i primi a integrare stranieri in Italia, a metterli in sicurezza e, tramite il lavoro, a garantirgli dignità”.

“Il fenomeno del caporalato non nuoce solo alle vittime dirette ma anche ai territori – ha detto il ministro dell’interno Luciana Lamorgese  - la concentrazione diffusa del fenomeno comporta infatti il deterioramento delle condizioni di sicurezza di tutti, a partire dagli insediamenti irregolari. Il nostro obiettivo è recidere le radici del fenomeno, agendo sul substrato economico da cui trae la sua linfa vitale. E’ indispensabile agire principalmente con misure di tipo economico perché, quando intervengono quelle penali, significa che la nostra società ha fallito. Le forme arcaiche di incontro tra domanda e offerta vanno neutralizzate perché in quel caso il lavoro agricolo è considerato solo merce di scambio e lede profondamente la dignità umana. E’ necessario che, come Paese, ci poniamo il problema caporalato con ampio respiro, per evitare che il fenomeno si adatti alle pieghe del sistema, sfruttandone le vulnerabilità”.

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