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lunedì 20 gennaio 2020


Unaproa e Italia Ortofrutta mettono i puntini sulle i

Il mondo della produzione mette i puntini sulle i alla richiesta di iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità per tutti i fornitori della Gdo a partire dal 2021: chiede che l'impegno per la sostenibilità venga riconosciuto in termini economici e coinvolga tutta la filiera: “L’avvio della Rete del lavoro agricolo di qualità è una prima concreta iniziativa per lo sviluppo di azioni positive di contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura; e quindi è certamente un segnale positivo che il mondo distributivo stimoli l’applicazione della Rete del lavoro con queste misure”, esordisce Felice Poli, legale rappresentante di Unaproa.

“Si tratta di una prima iniziativa che guarda al mercato con una nuova prospettiva. Ci auguriamo che l’impegno delle imprese virtuose possa essere premiato e si traduca in concreti vantaggi commerciali ed economici”. La realtà è diversa: “Purtroppo fino ad oggi - dice Poli - l’impegno già messo in campo da molte Op per una produzione di qualità, rispettosa dell’ambiente e della sostenibilità, non ha ricevuto il riconoscimento che merita, perché troppo spesso il prezzo di vendita non copre neanche i costi di produzione”. 



Favorevoli, con "postille", anche Gennaro Velardo e Vincenzo Falconi, rispettivamente presidente e direttore di Italia Ortofrutta-Unione nazionale: “Rispetto delle norme e trasparenza sono sacrosante, ma debbono riguardare tutta la filiera, Gdo compresa: non devono esserci primi della classe o parti terze, le regole vanno rispettate e seguite dall’inizio alla fine, dal primo all’ultimo anello della catena”. 

Tranchant Albano Bergami, presidente nazionale del settore frutta di Confagricoltura: “La sostenibilità in ortofrutta non si fa con imposizioni dall’alto. Il mondo produttivo ha già fatto molto, anche in tema di certificazioni e spesso subisce richieste economiche pesanti alla Gdo: non può essere l’unico a pagare il conto”. 

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