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mercoledì 18 settembre 2019


Minguzzi sulla ricerca Nomisma: «Bisogna alzare la qualità»

Già all’inizio dell’estate, Fruitimprese Emilia Romagna aveva sottolineato quanto le imprese ortofrutticole dell’Emilia Romagna fossero “al limite di resistenza” e che era giunta l’ora “di pensare ad un piano frutticolo nazionale per tutelare un comparto che è la seconda voce del nostro export agroalimentare e che rappresenta un volano straordinario di occupazione, economia e tenuta sociale per vaste zone del nostro Paese”.

A confermare le problematiche del settore anche la ricerca curata da Nomisma Agroalimentare sulla "Competitività dell'agricoltura romagnola e prospettive di mercato" che ha certificato come negli ultimi dieci anni la Romagna abbia perso "il 50% della sua peschicoltura, mentre l'export romagnolo di frutta fresca ha perso quasi il 20% (2008-2018) e quello di ortaggi e cereali il 76,5%"

"In sintesi, la specializzazione del distretto romagnolo - sottolinea il presidente di Fruitimprese Emilia Romagna e della Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ra) Giancarlo Minguzzi - non è più in grado di reggere la concorrenza spagnola sul mercato di pesche/nettarine perché la Spagna non solo può vantare una maggiore efficienza grazie a minori costi di produzione ma anche una miglior organizzazione e programmazione sia produttiva che commerciale”.

“Di fronte all’evidenza di questi numeri – continua Minguzzi - occorre farsene una ragione, i consumi cambiano e bisogna guardare avanti. Negli ultimi dieci anni comunque sono aumentate le produzioni di susine, albicocche e mele precoci, così che il gap quantitativo si è ridotto. Continueremo a produrre pesche, ma soprattutto nettarine, se saranno buone da mangiare, ma anche per susine e albicocche occorrerà abbandonare velocemente le produzioni che non hanno queste caratteristiche e occorrerà mettere dei paletti che sono il calibro minimo, il grado zuccherino e l’acidità. Occorre alzare il livello qualitativo, non ci sono alternative”.

Per quanto riguarda le pere, “il problema cimice non è altro che la botta finale, poiché era già dura fare bilancio quando i volumi di prima qualità erano (e sono) insufficienti. Contro la cimice la Regione Emilia Romagna, attraverso l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli e il suo staff, è intervenuta tempestivamente raccogliendo l’appello del mondo produttivo. L’unico appunto che si può muovere è il limite all’aiuto in conto interessi che credo insufficiente in relazione all’entità del problema. Comunque sarà importante che anche le associazioni di categoria e le Op diano tutto l’appoggio necessario in maniera compatta e unitaria per difendere la frutticoltura della Regione dalla minaccia di questo insetto”. 

Fonte: Fruitimprese Emilia Romagna


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