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mercoledì 17 luglio 2019


«Vi racconto il nuovo corso di Brio»

Ampliamento della produzione; rivisitazione dell’assortimento con una maggiore incidenza della materia prima dei soci, dell’origine italiana e una maggiore disponibilità di specie e varietà a fronte di una garanzia assoluta di qualità e adeguate proprietà organolettiche; consolidamento del progetto di allargamento della base produttiva e di coinvolgimento degli agricoltori italiani che convertono dal convenzionale al biologico, anche puntando su prodotti top destinati alla linea Alce Nero; grande attenzione alla sostenibilità del packaging con nuove proposte di imballi plastic free o 100% riciclabili; rafforzamento delle sinergie commerciali con le altre aziende del Gruppo. Sono queste le priorità di Mauro Laghi (foto sopra), da giugno direttore commerciale di Brio, realtà forte di un fatturato consolidato di oltre 75 milioni messo a segno nel 2018, quando è cresciuta dell’8,5% a valore in un mercato che è progredito del 5%. 



Laureato in agraria con un percorso professionale svolto interamente all’interno della cooperativa Agrintesa, il quarantasettenne Laghi, faentino Doc, dal 2017 è anche direttore generale di Alegra, la business unit del Gruppo Apo Conerpo.
 
“Il settore del bio è in pieno sviluppo”, dice Laghi. “A fine 2018 il mercato alimentare biologico è lievitato del 7,4% circa a fronte di un progresso delle vendite food di appena il 2%; ma l’organic vale non più del 3,5% della spesa alimentare, quindi ci sono ampi margini di crescita, considerando l’evoluzione del mercato italiano e la tendenza degli altri Paesi Europei come Danimarca (dove pesa per il 13,3%), Svezia (9,1%), Svizzera (9%), Austria (8,6%), Germania (5,1%), Olanda (4,5%) e Francia (4,4%). In termini assoluti a fine 2018 il totale prodotti biologici alimentare in Italia registra 1,3 miliardi di euro di vendite; confrontando il dato con quello degli ultimi dieci anni emerge come il bio alimentare sia cresciuto del 216%"



Aumenta anche la base dei consumatori: “Dagli ultimi dati disponibili il 90% delle famiglie italiane, circa 23 milioni, acquista in un anno almeno un prodotto bio del comparto food & beverage mentre le famiglie consumatrici abituali (6,5 milioni) con almeno un atto d'acquisto a settimana sono aumentare di 1,3 milioni, segno che il biologico non è più una nicchia ma uno stile di vita e di consumo sempre più consolidato. Per quanto riguarda l’ortofrutta bio a peso imposto il mercato in Italia nella Gdo a fine 2018 valeva circa 160 milioni di euro con una crescita del 5,1% (dati Nielsen iper/super/libero servizio a.t.dicembre 2018)".
 
Numeri, prosegue Laghi, che parlano chiaro: “Il biologico registra performance di crescita molto superiori al convenzionale e viene finalmente riconosciuto come valido sistema di produzione che tutela la salute e l’ambiente, apprezzato e scelto da un numero sempre maggiore di consumatori”.

In questo contesto Brio punta sempre più sul brand Alce Nero, “forte di un assortimento dedicato e sicuramente distintivo in termini di qualità e gusto della frutta e verdura offerta oltre che in termini di innovazione e servizio; cavalchiamo la propensione del consumatore a dare importanza alla marca anche nel reparto ortofrutta in cui l’80% dell’offerta è appannaggio della Mdd, con pochi brand industriali riconosciuti”. “Nei confronti del trade - puntualizza Laghi - possiamo portare maggior valore attraverso il nostro sistema produttivo e di garanzie di filiera con una logistica integrata dall’agricoltore ai centri distributivi”.

 
Il futuro è definito: “Allargamento della produzione biologica italiana a nuovi produttori e promozione del bio sul mercato interno ed estero sono gli obiettivi del prossimo triennio”, puntualizza il direttore commerciale. “In quest’ottica Brio è tra le aziende protagoniste del progetto Made in Nature di Cso Italy, finanziato dall’Unione Europea per promuovere i valori e la cultura della frutta e verdura biologica in Italia, Francia e Germania che si svilupperà fino a gennaio 2022”.

“Il percorso intrapreso anni fa nell'allargare la base di soci produttori e i terreni in conversione - dice ancora Laghi - ci permetterà di offrire una maggiore quantità di prodotto biologico italiano per la distribuzione moderna sia in Italia che all’estero. Agli attuali 1.700 ettari di produzione biologica italiana si aggiungono diverse centinaia di ettari in conversione in tutta Italia, dal Veneto all’Emilia Romagna, dal Lazio alla Basilicata, dalla Campania alla Sicilia dove, tra gli altri frutti, verrà coltivato anche l’avocado”.
 
Ma attenzione: “Non basta produrre bene, cosa che ognuno di noi fa nella propria azienda agricola. Bisogna riuscire a portare questo cibo buono sulle tavole di tutti, e quindi essere organizzati. Solo così si può pensare di raggiungere l’obiettivo di convertire al bio tutta l’agricoltura italiana, rendendo migliore il territorio in cui viviamo, alimentandoci con prodotti buoni e sani”.  “Il presupposto fondamentale - conclude Laghi - è tutelare il reddito degli agricoltori: deve essere garantito un compenso equo e sostenibile”. Insomma, non bisogna ripetere gli errori del convenzionale “dove la base agricola, assieme al consumatore, è l’anello più debole della catena”.

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