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mercoledì 28 novembre 2018


Frutticoltura tiene a battesimo il nuovo post-raccolta

La ricorrenza è speciale. Perché si parla di una rivista (scientifica, meglio ricordarlo), ma anche di un’istituzione. Che ha contribuito a formare e aggiornare centinaia di “signori tecnici”, di esperti imprenditori e altrettanto validi ricercatori e sperimentatori. Senza dimenticare che ottant’anni sono un traguardo – a livello umano e professionale – non così scontato.

Ecco perché ieri a Cesena Fiera, a ricordare i passaggi chiave che hanno fatto la storia della frutticoltura (in campagna e in editoria), c’erano i principali attori del sistema ortofrutticolo nazionale. Attori che hanno anche lanciato nuove sfide. E' il caso di quella che potremmo definire la "rinascita del post-raccolta" all'Università di Bologna.

"Senza il Criof (il vecchio centro di ricerca universitario specializzato nel settore della conservazione e protezione post-raccolta dei prodotti ortofrutticoli, ndr), il post-raccolta ha perso i riferimenti perché non si fa più innovazione per una delle fasi più delicate della vita dei frutti. Per questo insieme ad altre Op abbiamo deciso di finanziare un dottorato di ricerca che studi la conservazione delle pere", ha annunciato Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, alla tavola rotonda "Guardando al futuro: dialogo con gli attori del sistema ortofrutta Italia".



Simona Caselli, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, ha subito colto l'importanza del progetto che potrebbe portare a un rilancio del Criof al Dipartimento di protezione e valorizzazione agroalimentare (Diproval) e rientrare nell'ultimo stanziamento del Programma di sviluppo rurale (Psr), a gennaio, per il quale la Regione ha ancora 20 milioni da mettere a gara.
"Potremmo contribuire per la parte relativa all'innovazione - ha spiegato Caselli - e, soprattutto, mettere a sistema i poli operativi a Bologna, il Centro meteo europeo (che, a causa della Brexit, è stato trasferito da Reading, in Gran Bretagna, a Bologna), la piattaforma per i big data e i big science, e appunto il Criof".

Al confronto hanno partecipato i principali esponenti del settore ortofrutticolo: Marco Salvi (Frutimprese), Renzo Piraccini (Macfrut), Paolo Bruni (Cso Italy), Claudio Mazzini (Coop Italia),  Ugo Palara (Agrintesa), Alessandra Ravaioli (Associazione nazionale Le donne dell’ortofrutta) e Giandomenico Consalvo (Civi Italia) che hanno parlato di qualità dei frutti e logistica, necessità di raggiungere nuovi mercati e superamento delle barriere fitosanitarie, aggregazione e internazionalizzazione. E, appunto, post-raccolta.



Insomma, come ha ricordato Silviero Sansavini, benemerito dell’Università di Bologna e direttore di Frutticoltura, la rivista è, ed è stata, portatrice di idee e seria fonte di aggiornamento. Negli anni, però, il settore è cambiato e con lui il modo di trasferire informazioni e fare comunicazione. Cambiamenti che richiedono anche un differente approccio alle notizie, vale a dire ai risultati della ricerca e all'innovazione in generale.
Temi sui quali si sono espressi sia Luca Corelli Grappadelli, ordinario dell’università di Bologna che ha ricordato la necessità di promuovere la cultura della scienza, sia Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela, che ha portato gli esempi di aziende che hanno abbinato con successo branding e territorio, fino a Salvo Garipoli di Sg Marketing che ha approfondito come valorizzare l’ortofrutta nell’era della rivoluzione digitale.

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