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venerdì 27 ottobre 2017


Mazzini: «Ortofrutta, il re è nudo (e nemmeno tanto bello)»

“Ovviamente mi è dispiaciuto leggere che nessun programma presentato dall’Italia per la promozione della nostra ortofrutta all’estero ha superato la selezione dalla Chafea. E bene fa De Castro a chiedere spiegazioni. Quello che mi piacerebbe sapere, però, è quanti dei progetti si siano avvalsi della collaborazione di chi conosce da vicino le esigenze del consumatore, se non direttamente, almeno quelli che fanno il nostro lavoro e hanno reti di relazione, anche europee”.
E’ la riflessione a caldo di Claudio Mazzini, responsabile Ortofrutta e Freschissimi di Coop Italia, alla notizia della debacle dell’agroalimentare italiano che, in generale, porta a casa solo tre milioni di euro sui 115 messi a disposizione dall’Unione Europea (vedi articolo di ieri di Italiafruit News). In particolare, poi, nel quadro dei programmi 2018/20 nessuno riguarderà la promozione di frutta e verdure sul mercato interno o nei Paesi terzi.

“Per quanto ne so - osserva Mazzini - nessuna delle realtà che ha partecipato alla selezione ha sentito l’esigenza di confrontarsi con chi ascolta quotidianamente i consumatori. Insomma, il re è nudo, e anche in questo caso la filiera si dimostra scoordinata. In Francia, queste tematiche sono considerate precompetitive, mentre da noi sono viste solo come un modo per distribuire risorse. E se oltralpe l’interprofessione è presa seriamente, qui la presenza della grande distribuzione è vissuta con fastidio e nei tavoli strategici non siamo neppure invitati. Eppure oggi la Gdo somministra il 65% dell’ortofrutta”.

Per Mazzini, dunque, alla base c’è (anche) una mancanza di reciprocità nel fare filiera. “Il motivo per cui – spiega il manager – si cerca la Gdo solo quando c’è una crisi a livello di produzione o dei prezzi. Ma le regole, come si sa, è bene farle in tempo di pace, non in tempo di guerra”.

“La verità – conclude Mazzini – è che in Europa non abbiamo abbastanza bocche per mangiare tutta l’ortofrutta che si produce. Le strategie che possiamo mettere in atto sono due, o programmiamo seriamente la produzione o dobbiamo sperare che qualche avversità climatica si abbatta in uno dei Paesi competitor. Non vorrei che, in assenza di eventi infausti, ci dovessimo trovare il 23 luglio 2018, settimana più settimana meno, a parlare della crisi di pesche e nettarine”.

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