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martedì 14 settembre 2021


Nasce la petizione contro le regole estetiche della Gdo

"Superare le assurde norme sull'estetica ed il calibro dei prodotti". E' la richiesta che l'associazione ambientalista Terra!, diretta da Fabio Ciconte - portavoce della campagna "FilieraSporca" contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura - presenta al ministro dell'Agricoltura, Stefano Patuanelli. L'associazione ha scritto una lettera, da sottoporre allo stesso ministro, per “fermare l’insostenibilità dei meccanismi normativi” e “le pratiche della grande distribuzione che portano prodotti sempre più standardizzati”. La missiva è pubblicata sul sito www.associazioneterra.it/lettera-al-ministro-patuanelli/, dove le aziende agricole interessate possono firmare la petizione lasciando i propri contati.

"Gli effetti del cambiamento climatico stanno colpendo sempre più duramente le aziende agricole in tutta Italia, con effetti sull'aspetto e le dimensioni dei prodotti. Tuttavia, la grande distribuzione organizzata non acquista frutta e verdura che non sia esteticamente perfetta, perché si basa su assurde regole europee che stabiliscono nel dettaglio le caratteristiche estetiche dell'ortofrutta, creando un problema economico a migliaia di aziende. Gli agricoltori non riescono più a vendere tonnellate di prodotti la cui unica colpa è avere forme e dimensioni differenti rispetto allo standard". Così recita la pagina online di presentazione della petizione "Siamo alla Frutta, chiediamo al ministro di superare le assurde norme sull'estetica ed il calibro dei prodotti"

In particolare, Terra! chiede a Patuanelli di intervenire con urgenza, per non costringere più i produttori a lasciare i loro frutti sul campo e ridurre così lo spreco alimentare. Nella missiva si richiede di “rivedere le norme che regolano il calibro dei prodotti agricoli” e di “promuovere un intervento normativo che promuova la commercializzazione di frutta e verdura di categoria inferiore alla prima”. Viene chiesto al ministro anche "un incontro urgente per condividere le preoccupazioni e proposte".



"La grande distribuzione organizzata tende a rifiutare frutta e verdura che non rispecchi i canoni estetici e i criteri morfologici tipici della Categoria Extra e della Categoria I, restringendo sensibilmente l’accesso al mercato per migliaia di tonnellate di prodotti ortofrutticoli che, pur conservando qualità organolettiche comparabili, presentano forme, dimensioni e aspetto lievemente differenti - sottolinea il direttore Fabio Ciconte nella lettera - A stabilire la selezione all'ingresso nel mercato ortofrutticolo, sono le disposizioni del Regolamento UE 543/2011, poi modificato dal 428/2019. Oggi questa normativa è al vaglio della Commissione Europea per una revisione: tra le opzioni in campo c’è anche l’abolizione delle norme di commercializzazione che interessano l’estetica e il calibro dei prodotti ortofrutticoli. La nostra richiesta è che l’Italia si faccia pubblicamente promotrice in Ue dell’eliminazione di queste restrizioni. Alla luce di una valutazione svolta proprio dalla Commissione Europea nel 2019, infatti, il parziale allentamento di queste regole attuato già dal regolamento 543/2011 rispetto alle prime regole vigenti nel 2008, non ha causato impatti né sulla volatilità dei prezzi né sugli scambi commerciali. Sulla base di questa valutazione, riteniamo fondamentale procedere a un'ulteriore rimozione dei vincoli estetici sui prodotti ortofrutticoli. Il contesto climatico ambientale, in Italia e nell’intera Europa mediterranea, rende infatti ogni anno più complesso per gli agricoltori ottenere raccolti in linea con queste norme”.


Fabio Ciconte

A causa del cambiamento climatico in atto, prosegue Ciconte, "sarà sempre più difficile per i produttori rispettare le norme di commercializzazione con i loro canoni estetici stringenti: se queste regole, unite alle politiche di acquisto della grande distribuzione che ad esse fa riferimento, continueranno a costituire il collo di bottiglia per l’accesso al mercato del fresco, decine di migliaia di aziende si vedranno costrette a chiudere. Tutto questo può essere impedito da un’azione che il ministero, il Governo e il Parlamento devono portare avanti ciascuno per le proprie competenze – conclude – disinnescando gli automatismi con la regolamentazione europea che oggi il settore della Gdo applica nel selezionare i prodotti da mettere a scaffale”.

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