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Coronavirus, i nodi vengono al pettine

Il settore ortofrutticolo non è stato "graziato" dall'emergenza coronavirus: sta pagando dazio e le conseguenze negative di una situazione straordinaria si faranno sentire ancora per mesi lungo la "catena", dalla produzione alla distribuzione. E' quanto emerso nel webinar "Focus Covid: impatto su prezzi e mercato nella filiera" che ieri mattina ha raccolto le testimonianze di Raffaello Borriello, direttore generale di Ismea, Riccardo Cuomo di Borsa merci telematica (Bmti), Paolo Bruni, presidente di Cso Italy, Claudio Gradara, leader di Federdistribuzione e Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati, realtà organizzatrice dell'appuntamento.



Tra i temi trattati, il forte impatto della pandemia sui consumi alimentari: "Quelli extra-domestici sono crollati del 40% rispetto al 2019, solo in parte compensati dai domestici", ha esordito Borriello (foto sopra). "Il settore ortofrutticolo ha dovuto reinventarsi a partire dall'ingrosso, il cambiamento dei canali di acquisto e l'aumento del confezionato hanno scompaginato il panorama esistente". Duramente colpito l'Horeca, per il quale Ismea stima una perdita di fatturato di 24 miliardi di euro. In ogni caso, ha aggiunto il direttore dell'Istituto, "l'emergenza è anche un'opportunità per affrontare con attenzione temi strategici. Due i nodi cruciali: la criticità di infrastrutture e logistica, anche di prossimità; e la debolezza delle esportazioni, con il preoccupante calo degli ultimi anni in termini di valore e di quantità". "L'italianità è sempre più importante - ha concluso Borriello - ma la recessione, abbinata all'effetto Covid, pesa e può incidere anche sul brand Made in Italy". 

Passando al tema-listini, il dirigente di Bmti Cuomo ha illustrato il contenuto dell'Annuario dei prezzi rilevati nei Mercati Ortofrutticoli - realizzato da Italmercati, Unioncamere e Borsa Merci Telematica - ampliato, quest'anno, con un focus sulla fase di emergenza sanitaria. Slide e numeri mostrano che le quotazioni medie del periodo del lockwdon sono sostanzialmente in linea con quelle del 2019 con aumenti solo per alcune referenze, come le arance e i limoni, particolarmente gettonate nel periodo clou della crisi al pari di articoli durevoli (dalle mele alle patate).



Dopo l'intervento di Paolo Bruni, concentrato sulle criticità della produzione (cliccare qui per leggere), Gradara (sopra durante il webinar) ha spiegato come per la Gdo stia cambiando il vento: i retailer prevedono e temono di chiudere l'anno in terreno negativo a causa della crisi di cui si stanno avvertendo le prime avvisaglie: "Nella fase del Covid abbiamo vissuto un periodo unico e speriamo non ripetibile, estremamente complesso, in cui ci siamo trovati a dover assicurare un servizio essenziale alla collettività in condizioni uniche", ha spiegato il numero uno di Federdistribuzione. 

"Il settore tutto ha retto e garantito continuità in un momento in cui molte certezze venivano meno; un paio di settimane di acquisti emotivi hanno creato difficoltà organizzative e logistiche a un sistema delicato, inoltre l'implementazione delle misure di sicurezza straordinarie tuttora vigenti ha comportato rallentamenti e aumento dei costi operativi valutabile in un range tra il 2% e il 4% a seconda delle aziende". Contemporaneamente, ha ricordato Gradara, il lockdown "ha cambiato i modelli d'acquisto dei clienti con l'esplosione del confezionato. I provvedimenti limitativi hanno creato scompensi nella distribuzione dei clienti sulla rete, con un travaso della domanda verso le strutture più piccole, di vicinato". 



A questo si è aggiunto lo stop a Horeca e ambulantato. E il calo di disponibilità della frutta in queste ultime settimane: "Alcune tipologie di prodotto stanno registrando una forte diminuzione produttiva, una sfortuna in una annata delicata come quella attuale. L'aumento dei prezzi dei beni alimentari del 2,5% registrato a giugno, in ogni caso, è quasi interamente legato al comparto ortofrutticolo". 

Le prospettive non sono rosee: "Dai primi di maggio, con l'allentamento dei vincoli, il settore sta ritrovando il precedente equilibrio tra piccole e grandi strutture, restano in forte difficoltà i cash and Carry, mentre per l'Horeca ci vorrà tempo per tornare ai volumi precedenti. Ma il trend dei  fatturati da giugno sta girando in negativo, sembra profilarsi una crisi dei consumi che potrebbe riassorbire il plus dei fatturati di marzo e aprile. Prevediamo di virare in negativo e chiudere in rosso l'anno: è una crisi economica inedita in Italia e nel mondo, colpirà duro. Va considerato infatti anche l'aumento di costi legati alle modalità di gestione, che peseranno sui bilanci delle aziende", ha concluso Gradara ricordando che i consumi valgono il 60% del Pil.




In chiusura di webinar, Pallottini ha parlato del ruolo strategico dei Centri agroalimentari nel periodo clou dell'emergenza in termini di sicurezza alimentare, trasparenza dei prezzi e continuità di servizio e messo in luce il ruolo anche sociale di queste strutture per il recupero del cibo in eccedenza "a fronte di un aumento delle domande di aiuto da parte di indigenti in crescita del 400%". 

E sulle polemiche legate al caro prezzi ha spiegato come "bisognerebbe tenere conto dell'incidenza dell'ortofrutta sulla borsa della spesa da un lato e analizzare i listini su intervalli di tempo adeguati dall'altro, per evitare inutili allarmismi e raffreddare ulteriormente i consumi in un periodo nel quale non se ne sente il bisogno". I Centri agroalimentari sono "piattaforme su cui investire - ha concluso Pallottini - in quanto strategici per la logistica, per garantire sicurezza e trasparenza".

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