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lunedì 2 dicembre 2019


«Ci restano pochi mesi di campagna commerciale»

Il calendario diceva 1 novembre, ma guardando i magazzini di conservazione delle pere sembrava fosse il 1 febbraio. La situazione fotografata dal Cso Italy conferma una campagna pericola dai volumi decisamente scarsi: 363mila tonnellate, in flessione del 50% rispetto allo scorso anno e alla media storica 2013/2018 quando il livello produttivo si aggirava sulle 730mila tonnellate.

Come ha spiegato Laura Strocchi (servizio statistica Cso) durante il World Pear Forum, "la drastica riduzione è dovuta a un calo delle superfici dedicate, 29mila gli ettari in produzione rispetto ai 32mila di soli cinque anni fa; poi la situazione climatica anomala che ha influenzato negativamente le prime fasi fenologiche del pero determinando scarsa allegagione, scarsa fioritura e cascola abbondante. E a questo punto già si stimava un calo del 30%. Poi la cimice asiatica e la maculatura bruna, elementi non prevedibili in fase previsionale, che hanno portato a una contrazione del 50%, con molti frutti lasciati in campo perché non adatti nè al mercato del fresco nè all'industria".



Le Abate hanno registrato una riduzione produttiva del 57% a 135mila tonnellate, le Conference -58% a 24.500 ton, le Williams -41% a 99.500 ton, le Kaiser - 65% a 15.300 ton; e poi ancora la Decana -40% a 10.600 ton, la Santa Maria -47% a 8500 ton e la Carmen a -37% a 9600 ton.
 
Il quadro europeo non ha ancora dati definitivi, ma l'Italia sta perdendo la sua leadership produttiva. E per la prima volta, ha evidenziato Strocchi, presenta dati inferiori ai competitor Belgio e Olanda.



Sul fronte delle giacenze, al 1 novembre in Italia si hanno volumi disponibili del 57% in meno rispetto al 2018 (148mila ton), contro il -16% del Belgio, il - 12% della Francia, il -9% dell'Olanda e il -3% della Spagna (considerata la sola Catalogna). E a livello varietale le giacenze italiane sono lo specchio della situazione produttiva: -61% Abate, -66% Kaiser, -67% Conference.



In Europa la situazione è ben diversa. Marc Evrard (Belgian Fruit Valley) ha spiegato come in Belgio questa campagna rappresenti il quinto raccolto più importante di sempre, pur avendo un calo del 10% rispetto allo scorso anno. "Il potenziale della campagna commerciale è interessante, anche per la qualità dei frutti: il prezzo medio è accettabile e non dobbiamo dimenticare che la produzione europea nei prossimi anni aumenterà".

Dai Paesi Bassi ecco Wim Rodenburg (GroentenFruit Huis): "Il mercato è lento e sulla piazza tedesca è difficile spuntare prezzi interessanti. Nelle ultime settimane i retailer tedeschi hanno lanciato promozioni a 0,99 euro il chilo, e non è molto... Le prospettive sono positive, ma devono fare i conti anche con prodotti che possono andare in concorrenza, come le mele che hanno registrato un raccolto abbondante".

Il panorama francese è ben diverso, come ha tratteggiato Vincent Guerin (Anpp): la produzione nazionale non basta a soddisfare la domanda e quindi le pere francesi sono vendute a prezzi buoni e il Paese è costretto a importare.

La Spagna conferma le sue previsioni con 311mila tonnellate di pere, in crescita dell'8% sul 2018. Joan Serentill Rubio (Fepex/Afrucat) ha evidenziato come il mercato italiano abbiamo richiesto parecchia pera spagnola.



La situazione italiana, invece, è stata commentata da Luca Granata, direttore generale di Opera. "Ci troviamo davanti a un'annata straordinaria sotto tutti i punti di vista. La qualità del prodotto raccolta è buona e non ci sono problemi di conservazione. Il destoccaggio? La domanda ha rallentato meno rispetto all'offerta e a questo punto il nostro principale lavoro è gestire gli scarsi volumi per garantire il miglior servizio il più a lungo possibile ai nostri migliori clienti. La campagna commerciale quest'anno terminerà prima, ci restano pochi mesi di campagna commerciale. Il futuro? Dopo una produzione così bassa è ragionevole attendersi livelli nella norma il prossimo anno. I prezzi dovrebbero essere sempre quelli che stiamo vedendo in questa annata, ma nella mia esperienza non ho mai visto situazioni in cui l'aumento delle quotazioni riesce a compensare la minor produzione. Quindi è probabile che il risultato netto dei produttori sarà ancora peggiore di quello, già deludente, degli anni precedenti", conclude il manager che ha osservato come, in questo quadro, sia preferibile concentrarsi sul mercato italiano ed europeo piuttosto che cercare sbocchi lontani: in Oriente anche abili operatori dell'export come spagnoli e olandesi stanno trovando poche soddisfazioni con le pere.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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