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lunedì 1 aprile 2019


A Verona una nuova fiera del bio

Sarà ufficializzata domenica prossima, in occasione dell’inaugurazione di Vinitaly, la nascita della nuova fiera del biologico in programma a Verona tra un anno esatto, dal primo al 3 aprile 2020. Si chiamerà B/Open o più semplicemente B/O. Una mossa anti-Sana? “No - ha spiegato il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani a chi gli chiedeva conferma dei rumors - perché quello di Bologna è essenzialmente un evento B2c mentre il nostro vuole essere una manifestazione B2b molto concentrata e specializzata”. Spazio riservato, nelle intenzioni degli organizzatori, alle aziende più rappresentative per ogni comparto del mondo bio ma, con ogni probabilità, senza vino, per non svuotare di contenuti il Vinitaly del prossimo anno, che si svolgerà pochi giorno dopo il debutto di B/O con un'area ad hoc per l'organic.



Sarà una fiera della domanda, "perché - ha detto a Piambianconews.com Flavio Innocenzi, direttore commerciale di Veronafiere - è proprio partendo dalle esigenze degli operatori professionali che abbiamo impostato tutto, selezionando i compratori leader a livello europeo e mondiale per soddisfare le loro necessità”. Ecco allora che a B/O entreranno soltanto operatori professionali. Sul fronte dell’offerta, la parte più consistente sarà dedicata al food certificato bio, ma ci saranno aree dedicate a materie prime, packaging sostenibile, prodotti naturali con diverse finalità. “L’iniziativa - ha proseguito Innocenzi - risponde a un trend in forte crescita di mercato, dando forma a una manifestazione specializzata che finora, in Italia, non era ancora stata realizzata. La faremo, su richiesta degli stessi buyer, due mesi dopo il BioFach di Norimberga”.



Nella brochure che circolava proprio a Norimberga si legge di “un nuovo evento europeo incentrato su due aree tematiche, con un format interattivo per operatori e aziende”. Riflettori su “tutti i sapori del biologico certificato, per il mercato di oggi e di domani: alimentari, nutraceutici, dietetici, ingredienti per prodotti biologici, integratori, packaging eco-compatibile, pet food, servizi, cosmesi, piante officinali e derivati, prodotti per la salute e la cura della persona”. 

Da Verona, città che negli scorsi anni aveva cercato di dire la sua anche nella tormentata storia recente delle fiere dell’ortofrutta, parte dunque una nuova sfida: se ne saprà di più nei giorni del Vinitaly, kermesse i cui interessi collimano con il food di qualità.

L'ultimo piano industriale della fiera veneta prevede, entro il 2020, investimenti per 94 milioni di euro concentrati su cinque asset di crescita, con un volume d’affari da raggiungere di 113 milioni di euro. Due gli obiettivi: rafforzare il ruolo di leadership mondiale e produrre ricchezza per la città e per il territorio. "Veronafiere - le parole di Mantovani - proprietaria delle principali rassegne da cui genera l’87% del fatturato è prima in Italia per organizzazione diretta di fiere e metri quadrati venduti in manifestazioni internazionali, mentre in Europa è al 12esimo posto per superficie espositiva e numero di espositori e al 13esimo per numero di visitatori". 

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