Uva non autorizzata, in beneficenza 45 quintali

E' il raccolto di un vigneto pugliese di Sugar Crisp illegale

Uva non autorizzata, in beneficenza 45 quintali

Un vigneto di Sugar Crisp non autorizzato, una vertenza legale che si apre e alla fine i grappoli cresciuti vengono raccolti e donati a un'associazione senza scopo di lucro.

La vicenda - che vede al centro l'International Fruit Genetics, il più grande breeder di uva da tavola al mondo - ha come protagonista il raccolto di una piantagione non autorizzata di Ifg Sugar Crisp della Puglia. 
Proprio l'Ifg ha annunciato di aver collaborato con il Tribunale di Bari in merito all'interruzione dell'impianto e della coltivazione illegale della sua varietà protetta.

Il 19 settembre un giudice del Tribunale di Bari ha autorizzato la donazione del frutto illegale all'associazione senza scopo di lucro Giraffa. (Gruppo Indagine Resistenza alla Follia Femminile) Onlus, con sede a Bari. Giraffa Onlus a sua volta è stata autorizzata a vendere la frutta raccolta a un'azienda produttrice di bibite e ad utilizzare il ricavato per svolgere la sua missione di aiuto alle donne vittime di violenza.

La piantagione abusiva era costituita da 2.284 piante che sono state oggetto di sequestro da parte della recente sentenza del Tribunale di Bari. La raccolta si è conclusa con oltre 45 quintali di uve illecite, che hanno un altissimo valore di mercato.

"Siamo estremamente soddisfatti di questo risultato e vorremmo ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti in questo processo giudiziario per garantire che la legalità dei nostri diritti sia protetta", ha affermato Andy Higgins, Ceo di Ifg. “Ringrazio il custode giudiziario e il personale della Giraffa. Associazione Onlus che ha impiegato tempo e risorse per ottenere questo ottimo risultato. Coltivare piante di qualsiasi vitigno di proprietà Ifg senza il permesso di Ifg viola i nostri diritti di proprietà intellettuale e quelli dei nostri licenziatari. Continueremo ad applicare le nostre politiche per combattere possibili attività che violano i nostri diritti e quelli dei nostri licenziatari".

Fonte: International Fruit Genetics