Nettarine, il costo produttivo è sempre più alto

L'analisi del prof. Pirazzoli: «Nel lungo periodo resistono solo le aziende più piccole»

Nettarine, il costo produttivo è sempre più alto
La peschicoltura in Emilia-Romagna si trova ad affrontare un calo delle superfici investite, maggiori costi rispetto ad aree produttive estere e forte frammentazione della filiera. Tutti ingredienti che hanno determinato condizioni produttive sempre più proibitive. A completare il quadro, si sono aggiunte criticità più recenti, come il forte incremento dei costi delle materie prime, difficoltà di reperimento della manodopera, difficoltà nella logistica e i cambiamenti climatici. 

Su questi elementi si è basato lo studio “La peschicoltura nei contesti operativi aziendali” presentato al Convegno Peschicolo dello scorso 3 settembre a Lugo e condotto dai ricercatori Aldo Bertazzoli, Alessandro Palmieri, Carlo Pirazzoli (Università di Bologna) e Stefano Corsi (Università degli Studi di Milano). 



Gli studiosi si sono concentrati sui costi di produzione a carico delle aziende peschicole, contraddistinti da grande variabilità. “In agricoltura le scelte tecniche non sono mai veramente solo tecniche, poiché sono condizionate e condizionano gli assetti organizzativi aziendali”, ha esordito il docente universitario Carlo Pirazzoli, che ha ricostruito il costo di una nettarina Big Top in un impianto che rende circa 30 tonnellate per ettaro in diversi contesti aziendali: grande azienda, media e piccola. 

Sommando materie prime, manodopera, quote di ammortamento dell'impianto, i costi comuni aziendali interessi ed eventuali spese per usucapione o affitto del terreno, risulta che un'azienda di grandi dimensioni spende poco 61 centesimi per produrre un chilogrammo di Big Top, mentre una realtà media si aggira attorno ai 56 centesimi e una piccola a conduzione famigliare spende circa 40 centesimi al kg. Le stesse cifre scendono rispettivamente a 0,56, 0,50 e 0,34 se le imprese ricevono finanziamenti.



Negli ultimi vent'anni confrontando il costo e la produzione, si scopre che nel 2000 il costo delle nettarine era attorno ai 45 centesimi al kg, mentre nel 2021 è salito quasi a quota 90.

“La piccola azienda riesce spendere meno perché non fa i conti con il costo della manodopera, sobbarcandosi il lavoro – ha spiegato Pirazzoli -. Nel lungo periodo questo modello risulta essere il più resistente. Diversamente, per le aziende professionali più propense ad investire, la copertura dei costi di produzione appare lontana”.

Se la minimizzazione dei costi permane un obiettivo costante da perseguire con forza da parte di tutti i peschicoltori, la ricerca di prezzi di mercato alla produzione maggiormente remunerativi rappresenta un obiettivo altrettanto importante.



“Nell'ultimo ventennio – ha proseguito Pirazzoli - si contano solo poche annate nelle quali i prezzi percepiti dai peschicoltori sono risultati pari alle aspettative economiche attese. Le annate migliori, come quella attuale, sono più che altro il frutto di disgrazie altrui, e non merito dei nostri successi”.

Se si dà un'occhiata agli ettari coltivati, il calo è notevole e sotto gli occhi di tutti. Dai dati riportati risulta infatti che che le superfici investite in Emilia-Romagna sono aumentate fino al picco dei primi anni ’90, quando raggiunsero 40.000 ettari. In seguito, si è avviato un lento e inarrestabile declino: a inizio 2000 erano 30mila ettari, nel 2010 25mila e nel 2021 9.500. Una diminuzione senza precedenti. 

“Oltre al pesco – ha continuato il docente – c’è stato un forte calo degli investimenti per il pero e più ridotto per melo e susino. Aumentano solo l’actinidia e l’albicocco, ma ciò non compensa le forti perdite dei comparti pesco e pero”.

Pirazzoli ha concluso il suo intervento ponendosi domande di dubbia risposta nell'immediato: “Come affrontare la fortissima crescita delle spese per materie prime ed energia? Il mercato al consumo sopporterà i prezzi crescenti delle merci (dunque anche della frutta) senza una caduta significativa della domanda? Si va verso a un consumo elitario anche per la frutta?”. Difficile rispondere, ma sono domande cruciali per il futuro nell'attuale contesto internazionale. 

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