Mele e mandarini diventano similpelle

L'obiettivo del Crib è generare oggetti e mobili

Mele e mandarini diventano similpelle

Si parte dagli scarti della frutta. Quella grossa fetta di prodotti che, ogni anno, finiscono al macero perché invenduti o perché presentano imperfezioni estetiche. Con tecniche all'avanguardia ed ecosostenibili li si lavora fino a ottenere della cellulosa, pronta a essere rimessa in commercio. È ciò che accade a Villa Literno, nel laboratorio di ricerca BIOlogic. Da qui, da un territorio soffocato per decenni dalla criminalità organizzata e dalla mancanza di prospettive per le giovani generazioni, passa oggi la sfida per rinnovare e rendere più sostenibili i processi industriali.

«La frutta che arriva qui è soprattutto quella prodotta sul territorio, come mele annurche e mandarini spiega Marco Abbro, responsabile del laboratorio. Il processo di estrazione avviene a freddo, con l'aggiunta di un pool di microrganismi». Si tratta di batteri selezionati e cresciuti in laboratorio, istruiti nel trasformare la materia di partenza in un prodotto simile al tessuto o alla pelle, molto resistente ed elastico. Una modalità di lavoro innovativa che potrebbe essere l'inizio di una rivoluzione copernicana, come sottolinea Paolo Netti, direttore del Centro di ricerca per Biomateriali Avanzati (Crib) e docente dell'Università degli studi di Napoli Federico II: «È un nuovo modo di concepire i processi di produzione dei materiali, non più estraendoli dalla natura come l'uomo fa da secoli, ma istruendo entità biologiche come batteri, cellule e lieviti per farli crescere e dargli nuove proprietà e funzioni. L'orizzonte è arrivare a generare direttamente gli oggetti, ad esempio tavoli e sedie, ma più in generale di qualunque tipo, con un processo che implica un basso consumo energetico e molto sostenibile, perché rientra nei cicli naturali. Una natura istruita a fini buoni, per una biologizzazione del processo industriale, finalmente adeguato alle nostre esigenze».

Fonte: Il Mattino