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lunedì 27 settembre 2021


Nocciole, mancati guadagni per 100 milioni nella Tuscia

La nocciola della Tuscia si lecca le ferite. Ferite profonde, da "almeno 90-100 milioni di euro di mancati guadagni ai produttori", come sostiene Pompeo Mascagna, presidente di Assofrutti, Op viterbese di frutta in guscio, più di mille soci per oltre 8500 ettari coltivati.

Se le previsioni non erano rosee, le conferme avute durante la raccolta restituiscono un quadro a tinte fosche: i danni delle gelate primaverili sono dunque seri, così come lo sono stati per le produzioni di pesche e nettarine nel Nord Italia, o per le pere.

Nell'areale Viterbese, come spiega Mascagna a Tusciaweb, la mancata produzione di nocciole si riflette sull'indotto e avrà un pesante contraccolpo economico per il territorio. Anche questo episodio dimostra come l'ortofrutta, soprattutto nei suoi distretti maggiormente specializzati, sia un rilevante motore dell'economia locale. "I trasformatori, i venditori, i meccanici che non lavorano sui mezzi fermi, con una conseguente diminuzione dell’occupazione per moltissimi lavoratori”, rimarca il presidente dell'Op.




“È una stagione disastrosa - prosegue Mascagna sulla testata vieterbese - L’anno scorso in provincia di Viterbo sono stati raccolti fra i 500 e i 550mila quintali di nocciole, quest’anno sarà un miracolo se arriveremo a 150mila quintali. Tutto a causa delle gelate tardive d’inizio aprile, che hanno letteralmente distrutto la produzione, con aziende che hanno perso quasi il 100% del raccolto”.

“La corilicoltura è un settore trainante dell’economia della provincia di Viterbo – evidenzia il numero uno di Assofrutti - Una stagione così negativa di questo comparto è un colpo durissimo per il territorio, eppure noto con una certa apprensione che nessuno sembra averlo percepito. Le difficoltà si stanno già cominciando a palesare: ci sono persone che hanno un mutuo in corso e, incassando molto meno di quello che avevano preventivato, ora si trovano in difficoltà per pagare le rate. E nei prossimi mesi sarà sempre peggio”.

Mascagna propone un tavolo tra enti pubblici per affrontare la questione sia a livello centrale che territoriale, aprendo un ragionamento sulla gestione del rischio in agricoltura, settore sempre più alle prese con fenomeni meteo estremi.

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