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mercoledì 18 febbraio 2015


La cooperazione agricola tiene, l'ortofrutta vale 8 miliardi

Un sistema in discreta salute, anche per quanto concerne il comparto ortofrutticolo, quello “fotografato” dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop. Il report  è stato presentato e commentato ieri a Roma, a Palazzo della cooperazione, dal Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, dal presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, da Ersilia Di Tullio di Nomisma, realtà responsabile scientifico dell’Osservatorio, dal leader dell’Associazione Distribzione Moderna Francesco Pugliese e dal presidente di Conserve Italia e di Confcoooperative Maurizio Gardini.




Con 5.042 imprese attive, la cooperazione agricola italiana garantisce occupazione a più di 93.400 addetti e genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del valore dell’alimentare italiano, ottenuto attraverso la lavorazione e trasformazione di una quota pari al 37% della materia prima agricola italiana, per un valore di 19 miliardi di euro.
Rilevanti le performance economiche della cooperazione che nel 2013 ha fatto segnare un +5,8% di crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, contro un più contenuto +1,5% dell’alimentare nel suo complesso. Bene anche le esportazioni: le cooperative rappresentano il 13% del totale dell’export agroalimentare italiano, pari a 4 miliardi di euro.



Martina, su questo fronte, ha sottolineato che “l’export agroalimentare vale complessivamente circa 34,3 miliardi: in 10 anni è aumentato del 70%". Ed ha aggiunto: “L’obiettivo di 50 miliardi nel 2020 non è velleitario”. Quanto ai risultati del Rapporto, il Ministro si è detto convinto che occorra investire molto di più in cooperazione: “le potenzialità sono enormi”.

Permane anche nell’ultimo Rapporto una certa disomogeneità del tessuto imprenditoriale cooperativo sul territorio nazionale: il 45% delle cooperative ha sede al Nord Italia ed è capace di generare l’82% del fatturato totale contro il 7% e l’11% generato rispettivamente dalle cooperative del Centro e del Sud Italia; le dimensioni medie d’impresa sono pari a 13 milioni di euro per le cooperative del Nord Italia e di appena 2 milioni per quelle del Sud, anche se qualche segnale di crescita dimensionale va registrato anche in alcune regioni del Mezzogiorno. Le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 73% è di provenienza locale, per il 26% è nazionale e solo per l’1% viene dall’estero.



Carne, ortofrutta, latte e vino si confermano i principali settori cooperativi grazie al forte legame con la base produttiva agricola. Le cooperative del settore delle carni fresche e trasformate esprimono la quota di fatturato più importante (9,5 miliardi di euro pari al 27% del totale); segue il comparto dell’ortofrutta (23% del fatturato totale, circa 8 miliardi), quello del latte (18%), dei servizi (16%) e del vino (11%). Si tratta di cooperative che utilizzando le materie prime agricole conferite dai soci agricoli, realizzano il 38% del loro fatturato dai prodotti a marchio proprio e il 15% da private label.

Il sistema cooperativo agroalimentare presenta generalmente un forte grado di frammentazione, cui corrisponde un’elevata asimmetria nella capacità di generare ricchezza. Una quota rilevante delle cooperative agroalimentari associate (87%) ha, infatti, un fatturato inferiore a 7 milioni di euro, contribuendo solo per il 17% alla ricchezza totale generata dal sistema. All’opposto il 13% delle cooperative con giro d’affari superiore a 7 milioni di euro, detiene l’83% del fatturato totale.



Proprio il tema dell'aggregazione delle cooperative è stato centrale nelle analisi dei presenti. Gardini in particolare, come riporta Agrapress.it, ha focalizzato il suo intervento sulla necessità di organizzazioni d'impresa e sulla opportunità di seguire il modello spagnolo anche in fatto di finanziamento e di capitalizzazione.

Pugliese non ha risparmiato critiche al sistema evedenziando "il sostanziale contributo che la Gdo sta dando all'agricoltura" e sottolineando le grandi potenzialità del sistema delle private label. Il presidente di Adm ha posto poi l'accento sulla necessità di piattaforme distributive all'altezza.

Soddisfatto del quadro emerso il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri che - a proposito della buona tenuta dei principali indicatori macroeconomici delle cooperative - ha evidenziato come sia proprio questo “il grande merito che ha avuto la cooperazione negli ultimi anni, ovvero quello di indirizzare la produzione delle aziende agricole in un’ottica tutta orientata al mercato, nazionale ed estero, valorizzando al massimo i prodotti conferiti dai soci”.




“Un pezzo importante della cooperazione fa oggi parte dell’alimentare avanzato - ha commentato Ersilia Di Tullio di Nomisma, responsabile scientifico dell’Osservatorio - ma allo stesso tempo tiene saldi i propri fini solidaristici, che la differenziano dalle imprese di capitali. Il rapporto con il socio è sempre privilegiato come indica un grado di mutualità pari in media al 79%. Ci sono però ulteriori spazi di crescita: oggi grazie ai suoi approvvigionamenti di materia prima la cooperazione italiana valorizza il 39% della produzione agricola nazionale. In altri paesi europei, a forte matrice cooperativa, questa quota è superiore, assestandosi al 55% in Francia ed al 68% in Olanda”.


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