Dal campo
Allarme zinco: la carenza “silenziosa” che minaccia la fertilità dei suoli
Marco Govi (Germina): «Effetto di lavorazioni aggressive e carenza di sostanza organica»
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Negli ultimi anni, la disponibilità di zinco assimilabile nei suoli italiani ha subito un drastico calo, mettendo a rischio la salute delle colture e la resistenza delle piante a patogeni e stress abiotici. Su IFN ne parliamo con Marco Govi di Germina, azienda di Savignano sul Panaro (MO) specializzata in fertilizzanti. Secondo Govi, infatti, il valore medio di zinco assimilabile in diversi suoli italiani si è più che dimezzato negli ultimi anni.
“Lo zinco non è stato asportato dalle colture né dilavato ma si è trasformato da una forma assimilabile a una non disponibile per le piante. Questo fenomeno è direttamente legato alla trascuratezza nella gestione della fertilità del suolo. Per troppo tempo ci si è concentrati sulle lavorazioni del terreno e sulla somministrazione di unità fertilizzanti, senza considerare la necessità di mantenere un suolo sano e bilanciato", spiega Govi.
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Sebbene la carenza di zinco non presenti sempre sintomi visibili, essa influisce negativamente sulla resistenza delle piante, aumentando la loro suscettibilità alle malattie e agli stress ambientali. "La subcarenza di zinco è una minaccia invisibile: riduce la capacità delle piante di difendersi dai patogeni e rende più difficile la lotta contro le fitopatie".
Dati allarmanti: da 8-10 ppm di zinco assimilabile a meno di 1 ppm in pochi anni
Secondo Govi, anche i metodi di rilevamento dello zinco nei suoli non sono stati aggiornati rispetto ai cambiamenti avvenuti nel tempo. "Se prima i suoli mostravano valori tra 8 e 10 ppm di zinco assimilabile, oggi rileviamo spesso concentrazioni inferiori a 1 ppm. In alcuni casi, addirittura, al di sotto di questa soglia critica".
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Un esempio pratico di questa problematica è stato riscontrato in Abruzzo, in un campo di angurie colpite da marciume del fusto nel punto di innesto. "Abbiamo tentato diverse soluzioni senza successo, fino a quando non abbiamo applicato una concimazione a base di zinco: le piante si sono riprese rapidamente e il problema è scomparso", racconta Govi. In questi terreni lo zinco assimilabile era risultato al di sotto di 1 ppm.
Perché lo zinco diventa non assimilabile?
La disponibilità di zinco nei suoli calcarei con poca sostanza organica è molto bassa, poiché la sua presenza dipende dalla percentuale di acidi umici. Tra i principali fattori che peggiorano la situazione vi sono:
· Lavorazioni eccessive del suolo, specialmente l'aratura, che favorisce l'ossidazione e riduce la biodisponibilità dello zinco;
· Carenza di sostanza organica, aggravata dalla diminuzione dell’uso del letame, a causa della riduzione degli allevamenti diffusi.
Le soluzioni: concimazione fogliare e gestione del suolo
Per contrastare la carenza di zinco, è necessario adottare strategie mirate. Una delle più efficaci è la concimazione fogliare con prodotti contenenti zinco in forme chimiche assimilabili o altamente solubili in acqua. Tuttavia, sul mercato esistono formulati con composti di zinco a solubilità molto scarsa, che li rende inefficaci.
Govi suggerisce di effettuare 2-5 applicazioni di zinco durante il ciclo colturale della pianta. Per le colture arboree, una buona pratica per trattenere lo zinco è l'inerbimento, che migliora la stabilità del suolo e la disponibilità di microelementi.
Ripensare la fertilità del suolo
Il ripristino della fertilità dei suoli italiani passa attraverso un cambio di paradigma. Non basta più affidarsi solo alla somministrazione di fertilizzanti: è fondamentale reintegrare sostanza organica di qualità, adottare pratiche agricole conservative e monitorare costantemente lo stato dei microelementi essenziali.
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