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venerdì 5 agosto 2022


Pomodoro, Coop sposa l'impegno di No Cap

Con "Buoni e Giusti" da anni Coop è impegnata per incentivare l'eticità delle filiere e ora l'insegna compie un altro importante passo in questa direzione: il distributore, infatti, inserisce nel reparto ortofrutta i pomodori da conserva No Cap.

Una referenza simbolo della lotta contro il caporalato che da 7 agosto, e per tutto il mese, saranno presenti nei punti vendita Coop. Sugli scaffali ritornano le cassette di pomodoro da conserva a marchio e in contemporanea Coop affianca alla sua proposta il prodotto della filiera etica targata “No Cap”, vendendo cassette da 3 kg di pomodoro da conserva, provenienti dalla filiera di agricoltura biologica certificata ed etica dell’associazione stessa impegnata nella lotta al caporalato. In entrambi i casi si tratta di pomodori raccolti in aziende che sottoscrivono stringenti capitolati per la tutela dei diritti dei lavoratori e della sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro.

L’impegno di Coop ha così incontrato l’energia di Yvan Sagnet che nel 2011 è stato tra i padri delle proteste e degli scioperi a Nardò contro il caporalato e lo sfruttamento della manodopera nei campi. Da quella esperienza nasce il cammino che nel 2017 dà origine a No Cap, associazione che fornisce consulenza per le filiere etiche, produce prodotti propri e si occupa anche della lotta al caporalato diffondendo il più possibile informazioni sul tema.



“Noi siamo convinti - dichiara Yvan Sagnet, presidente associazione No Cap - che per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo nel settore agricolo occorra partire dalla filiera dei soggetti che la compongono: dai lavoratori agli agricoltori, dalla distribuzione ai consumatori. La collaborazione con Coop Italia, tra le più grandi catene della distribuzione da anni impegnata contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, rappresenta un valore aggiunto importante nella lotta al caporalato. Come associazione operiamo in diverse regioni italiane: Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia, Calabria per aiutare i tanti “invisibili” impiegati nella raccolta dei prodotti agricoli. Tanti i progetti in corso che hanno permesso agli sfruttati di lasciare i ghetti e avere una vita dignitosa grazie a contratti di lavoro regolari e stagionali, trasporto e alloggi gratuiti e sicuri dove poter vivere e integrarsi nel territorio. La presenza nella Coop Italia di prodotti agricoli etici è una occasione importante per accrescere il consumo consapevole e contribuire in tal modo a rendere ancor più visibile l’impegno che da tempo No Cap profonde nella lotta al caporalato”.

Come detto l'impegno di Coop su questo fronte è di lunga data. L'insegna dal 1998 sensibilizza e promuove la cultura della legalità nelle proprie filiere di prodotti a marchio attraverso non solo ispezioni ma anche attività congiunte per aumentare il livello di consapevolezza della filiera. Con questa nuova collaborazione Coop vuole confermare nuovamente il suo impegno per una filiera etica con un focus sulla filiera del pomodoro da trasformazione e passata casalinga che ha raggiunto dal 2014 più di 400 ispezioni commissionate da Coop corrispondenti a pari aziende agricole, a cui si aggiungono tutti gli audit di follow up.   



“La sostenibilità in tutti i suoi aspetti è la nostra strada – osserva Maura Latini, amministratrice delegata Coop Italia - La campagna Una buona spesa può cambiare il mondo del 2019 porta un messaggio ambizioso e un obiettivo altrettanto alto. Ci invita a scegliere prodotti, servizi e comportamenti sostenibili per ambiente e società. Perché la sostenibilità a tutto tondo, che quindi include oltre alla sostenibilità ambientale anche quella sociale ed etica, sia uno standard accessibile a tutti. Capiamo che in momenti di difficoltà economica come questi che stiamo vivendo, è sempre molto difficile mantenere salda l’attenzione sul tema, ma è proprio ora che non bisogna cedere terreno sui temi di giustizia e di legalità e crediamo che la collaborazione con No Cap sia perfettamente associabile al nostro prodotto a marchio. Entrambe le nostre realtà attribuiscono il giusto valore al prodotto benché dal punto di vista commerciale abbiano posizionamenti diversi”.

In totale dall’inizio del progetto nel 1998 sono state oltre 2300 le ispezioni totali sulle filiere dei vari prodotti, quando Coop fu la prima catena della grande distribuzione europea ad adottare e certificarsi secondo lo standard etico SA8000 per i controlli, chiedendo un forte impegno da parte di tutti i suoi fornitori, così da ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale. Oltre al presidio sulle produzioni a marchio Coop, dal 2015 è stato ampliato l'impegno coinvolgendo e responsabilizzando tutti i fornitori di ortofrutta, anche non a marchio Coop, i cui prodotti sono distribuiti nei propri punti vendita. L'ortofrutta è un'area di potenziale maggiore criticità e per questo sono state avviate da parte di Coop ulteriori ispezioni sul campo, secondo criteri e piani definiti. Sono stati coinvolti non soltanto i 135 fornitori ortofrutticoli di prodotti a marchio Coop, ma tutti gli oltre 800 fornitori di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole. A tutti i fornitori Coop chiede di sottoscrivere l'adesione ai principi del proprio Codice Etico basato su SA8000, ILO e WEP che contempla una serie di impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede inoltre l’esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venire meno, pena l'esclusione dal circuito.



Ma in futuro quale ruolo avranno i prodotti etici nel reparto ortofrutta? Lo abbiamo chiesto a Claudio Mazzini, responsabile Freschissimi di Coop Italia.
“L’inserimento di questo prodotto è una ulteriore testimonianza dell'impegno di Coop su questo filone - risponde a IFN Mazzini - Se analizziamo il contesto, se guardiamo al periodo che stiamo vivendo, non ci possono essere alternative a filiere che rispettano il lavoro, altrimenti il lavoro rischia di non esserci più. Coop lo ha fatto perché ci crede da sempre, è parte della sua missione il contrasto al lavoro nero ma anche al lavoro grigio. Quell’area ancora poco esplorata fatta di mansioni non retribuite adeguatamente, stipendi con gap di genere vergognoso, orari reali diversi da quelli pagati… Un’area che va comunque affrontata, perché diventerà sempre più esigenza delle stesse aziende se vogliono garantirsi la manodopera nel futuro. La carenza di manodopera in agricoltura è legata a una serie di fattori, ma anche alle condizioni di chi vi lavora: è evidente che se il lavoratore ne trova delle migliori sceglie altre strade. Pensando al futuro del settore nel medio periodo non ci sono alternative: una manodopera qualificata, capace e duratura diventa per le aziende un’esigenza per sopravvivere - conclude Claudio Mazzini - le attività produttive dell’agricoltura e dell’ agroindustria devono valorizzare il capitale umano e fidelizzare, con condizioni di lavoro e retribuzione adeguate, il personale”.

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