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giovedì 23 giugno 2022


«Siccità, nei campi del futuro meno pomodori e più patate»

Il surriscaldamento globale e la siccità prolungata minano le produzioni ortofrutticole, in particolare quelle che richiedono grande approvvigionamento idrico, come pomodori, zucche, zucchine, meloni e cocomeri. Maria Lodovica Gullino, direttrice di Agroinnova, centro di competenza in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, in un’intervista rilasciata a Repubblica fa il punto sul futuro per quanto riguarda il Piemonte, che ha chiesto lo stato di calamità per far fronte ai danni in agricoltura. 

“I produttori della regione si dovranno orientare verso le coltivazioni tipiche dei climi più caldi. Quindi meno pomodori e cucurbitacee e più patate, aglio e cipolle. I coltivatori stanno già cominciando a sfruttare di più la mezza montagna, è una forma di agricoltura da incentivare ma che ha bisogno di un periodo di adattamento".



I produttori già oggi sono costretti a selezionare quello che semineranno tenendo conto delle poche risorse idriche a disposizione. Molti hanno rinunciato alla semina dei pomodori – riporta Repubblica – per optare su coltivazioni completamente diverse, come i girasoli. 
Non credo che non si coltiveranno più pomodori in Piemonte ma bisognerà fare selezione – prosegue la ricercatrice -. La ricerca si sta occupando proprio di selezionare le varietà più resistenti. Con i fondi per la ricerca del Pnrr nascerà a Napoli un centro di ricerca nazionale sull'Agritech, che avrà distaccamenti in tutte le aree del Paese, Torino ne coordinerà una. L'importanza di questi investimenti è accelerare il trasferimento delle soluzioni trovate dalla ricerca agli agricoltori perché diventino subito operative".

Sopravvivere con poca acqua è una sfida ancora tutta da affrontare. “Occorre puntare sulla ricerca per trovare sistemi in grado di ottimizzare l’uso dell’acqua riducendo a zero gli sprechi – spiega Gullino – ma serve anche assistenza tecnica e sostegno economico agli agricoltori che dovranno rivedere le tecniche e le coltivazioni. Ci sono tecniche di coltivazione adatte a questa scarsità d'acqua che esistono da tempo ma che erano state abbandonate perché costose. E poi serve l'intervento della politica che deve rendersi conto che è il momento di intervenire e che dobbiamo rimboccarci le maniche ora".



I cittadini non sono immuni dal fare la loro parte. “Devono fare i sacrifici che verranno loro richiesti. Molti comuni hanno stabilito regole per razionare l’uso dell’acqua, immagino che nei prossimi giorni altri faranno altrettanto. Dobbiamo essere pronti a ridurre i consumi, risparmiare acqua da destinare ai campi, lo dobbiamo a un settore che non si è mai fermato, nemmeno durante la pandemia. Questa situazione ci dice in modo evidente che viviamo in un mondo connesso e dove i comportamenti degli uni influenzano la vita degli altri".

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