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martedì 21 giugno 2022


Cerasicoltura pugliese in bilico

La cerasicoltura in Puglia non vive affatto un periodo florido, tutt’altro. Sembra che la ciliegia, passato l’esordio della campagna commerciale, cada in una sorta di declino preannunciato, con prezzi che difficilmente coprono i costi di produzione. Cosa succede alla ciliegia made in Puglia? Se si è capaci di selezionare la qualità prodotta le prospettive di vendita dovrebbero essere positive, eppure i risultati non sono soddisfacenti. A gran voce, e da tempo, viene sollecitato un percorso di valorizzazione e tutela del prodotto, potenziando il marketing.



“Il mercato restituisce una fotografia perfetta di questa debolezza – tuona Gianni Porcelli, vicedirettore Confagricoltura Bari e coordinatore nazionale dell’organismo interprofessionale ciliegie per Ortofrutta Italia - Oggi, a parità di calibro e di qualità, il prodotto marchiato Vignola Igp sconta un prezzo di vendita mediamente superiore di 1 - 1.50 euro rispetto a quello delle nostre ciliegie. Del resto, se così non fosse, il marketing non avrebbe un senso ed un capo di marca affermata avrebbe lo stesso valore di uno senza marchio o di marchio sconosciuto”.




Nel lontano 2003 venne costituito il “Consorzio della ciliegia e della frutta tipica di Bisceglie”, simile al Consorzio di Vignola ma i risultati non sono stati quelli sperati e ad oggi non vi è un percorso da seguire per strutturare il comparto e delle politiche di rilancio.

Gianni Porcelli parla di “percorso obbligato” per un marchio di tutela “ciliegie di Puglia” con un consorzio che si occupi di controlli, di garanzia della certificazione e di tutela del marchio. Andrebbe realizzata un altrettanto seria analisi dei punti di forza e debolezza del settore ed in particolare del comparto cerasicolo pugliese.

Innovazione della filiera

“Le aziende di lavorazione e commercializzazione vanno ristrutturate – consiglia Porcelli - dotarle di macchinari moderni e accompagnate ad un percorso commerciale innovativo. Nel segmento della lavorazione e commercializzazione vi è anche quello della trasformazione. Importantissimo promuovere, come giustamente qualcuno anche di parte pubblica sta indicando, aziende agroalimentari che introducano il business della trasformazione delle ciliegie: sgombriamo, però, il campo da eventuali equivoci; alla trasformazione non può andare il prodotto scartato dalla lavorazione del fresco”.



Inoltre, un percorso di rilancio del brand deve essere accompagnato pari passo dalla modernizzazione degli impianti di ciliegio, progettati con l’obiettivo di sopportare i violenti fenomeni atmosferici e focalizzarsi solo sulle varietà performanti e con forme di allevamento adeguate. Dunque si deve attuare un processo a 360° che vada ad esaltare un territorio e un prodotto che rappresentano un patrimonio cerasicolo imprescindibile per l’ortofrutta.

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