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martedì 31 maggio 2022


Il datterino mette la freccia sul ciliegino

I pomodori sono una categoria centrale nei consumi ortofrutticoli in Italia: nel 2021 è stata la prima in termini di vendite a valore e la quinta a livello di consumi per quanto riguarda ipermercati e supermercati (fonte IRI). Tra i motivi che spingono il consumatore ad acquistare così tanto le referenze di pomodoro, la profondità e il dinamismo assortimentali sono certamente tra i più peculiari. Da notare come negli anni i pomodori a bacca medio-grande siano stati scalzati, nelle vendite, da quelli a bacca medio-piccola. Inoltre, per questi ultimi, l’euro chilo è generalmente più alto, sottolineando la preferenza del consumatore per queste tipologie anche a fronte di prezzo più elevato.



Entrando nel merito dei pomodori a bacca medio-piccola, c’è una tipologia che negli ultimi anni ha mostrato una crescita veramente interessante, grazie a caratteristiche gustative eccellenti, unite ad una grande versatilità in cucina. Stiamo parlando del pomodoro datterino. Come sottolineavamo qualche giorno fa su IFN (clicca per leggere “Datterino sulla cresta dell’onda”), l’insieme delle caratteristiche organolettiche e i trend crescenti per i prodotti snack, hanno agevolato le vendite della tipologia datterino e, analizzando i dati di vendita della Gdo, questo è avvenuto a discapito di quel pomodoro a bacca piccola che fino a poco tempo fa deteneva le quote di vendita maggiori, ovvero il ciliegino. Come si può vedere dal grafico qui sopra, nel 2021 la quota di vendite a valore di pomodoro datterino a peso imposto, quindi confezionato (19%), ha superato quella del ciliegino sempre a peso imposto (18,6%). Da notare come le vendite dei pomodori a peso imposto siano responsabili di circa i due terzi delle vendite del totale pomodori, il che sottolinea l’importanza di questa modalità di vendita per la categoria.
 


Tuttavia tale quota, nei primi quattro mesi del 2022, è leggermente a favore del ciliegino (20,8% rispetto ad un 20,6% del datterino), ma se guardiamo i trend di consumo è chiaro come il pomodoro datterino stia vivendo un periodo decisamente migliore rispetto al cugino: nel 2021, sul 2020, il pomodoro ciliegino perde 9 punti se guardiamo le vendite a volume, a fronte di un +13% del datterino. Nel primo quadrimestre del 2022, rispetto al 2021, il ciliegino peggiora la performance del 2021 (-16%), mentre il datterino è l’unica tipologia a non perdere, confermando i consumi dell’anno precedente.
 
Come sappiamo, questi primi quattro mesi dell’anno sono stati caratterizzati da diversi aumenti dei costi per le aziende e questo ha portato, inevitabilmente, ad avere anche un aumento nei prezzi al consumo. Nei pomodori gli aumenti sono consistenti, su tutte le varie tipologie, ed è anche per questo che i consumi hanno trend negativi da inizio anno.
La cosa interessante, però, è che il prezzo medio del datterino è il più alto tra le tipologie di pomodoro, superando del 56% nel 2021 e del 39% nel 2022 quello del ciliegino, ma i consumi nel 2022 non hanno subito variazioni.



A questo punto vien da chiedersi quale sia la chiave di volta per questa scalata del datterino nelle vendite tra le diverse tipologie di pomodori. Il punto è uno solo: il gusto. Negli anni nel ciliegino si è assistito ad una polverizzazione delle varietà, con una spinta sempre più massiva a proporre prodotti a prezzi competitivi, dimenticandosi i primi driver di scelta che il consumatore utilizza negli acquisti di ortofrutta, e a maggior ragione nei pomodori, ovvero il sapore. Nel datterino il sapore è sempre mediamente buono in modo costante. Inoltre, le caratteristiche di questa tipologia di pomodori, come la buccia sottile e la bassa percentuale di acqua, lo rendono ideale in molteplici preparazioni in cucina, in primi quella più famosa, cioè la salsa di pomodoro. Lo dimostra la presenza in praticamente tutti gli scaffali della Gdo di confezioni di salsa pronta a base di pomodoro datterino.

A differenza del ciliegino, in cui oggi si è creata troppa confusione a livello varietale, c’è sicuramente da sottolineare come nel datterino si sia costruito un circolo virtuoso: un prodotto mediamente buono, affiancato a prezzi remunerativi, che stimolano la produzione e le ditte sementiere ad alzare l’asticella della qualità.
Questi risultati dovrebbero farci riflettere su quale sia realmente la strada da percorrere in ortofrutta. A lungo andare, come si può vedere dai numeri, se non si punta sulla qualità intrinseca dei prodotti si perdono delle opportunità.

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Alfonso Bendi
Research & Consulting Director
alfonso@italiafruit.net

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