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mercoledì 18 maggio 2022


«Caro prezzi, come combatterlo in tre passaggi»

L’inflazione è arrivata ormai a lambire ogni filiera produttiva, dalle materie prime al packaging, passando per l’energia fino al costo del lavoro. Per i prossimi mesi dovremo fare i conti con un’inevitabile salita dei prezzi, a fronte di un rallentamento degli acquisti e per ottobre lo scenario potrebbe peggiorare ancora con il pericolo recessione.

“A questo punto, dobbiamo trasferire l’inflazione al mercato per salvare le nostre aziende”. Con queste parole è intervenuto sulle pagine di Affari & Finanza Alessandro D’Este, presidente di Ferrero Commerciale Italia (in foto sotto) e già ospite dello Speciale Frutta e Verdura 2020, nonché presidente di Ibc.
E continua: “Dobbiamo lavorare sul consumatore per mettere in evidenza il valore delle nostre proposte che sono date da prezzi in aumento ma controbilanciate dalla qualità dei nostri prodotti venduti. Non si tratta di speculazione ma di sopravvivenza”.



Il rischio – come sottolinea il presidente di Ferrero Commerciale Italia – è quello che l’aumento dell’inflazione duri fino al 2023 perché, oltre ai colli di bottiglia logistici causati dalla crisi pandemica che hanno rallentato le capacità produttive, si sono aggiunti i problemi legati all’aumento delle materie prime, derrate alimentari ed energetiche.

I prezzi continueranno a salire mentre i consumi rallenteranno: ecco i fattori che generano un contesto problematico. E l’incubo recessione potrebbe arrivare a breve, “forse ci entreremo entro settembre/ottobre” specifica il manager.



Quali potrebbero essere le soluzioni? D’Este ne individua tre principali.
In primis una riduzione dell’Iva che “potrebbe essere una risposta per attenuare l’aumento dei prezzi”. Come secondo passaggio, “vanno introdotti incentivi mirati su determinati tipi di acquisto, mentre il rapporto tra costo del lavoro e retribuzione netta dei consumatori va reso più competitivo”. E’ inoltre necessario accendere i riflettori sull’energia: “fissando un tetto sui prezzi, riusciremo a tutelare il conto economico di imprese industriali e distributive”.

Infine D’este fa un ragionamento a tutto tondo sulla filiera distributiva: “Serve una maggiore sinergia nel rapporto con le catene della distribuzione. E’ obiettivo che la Gdo abbia una bassa profittabilità, questo è un problema per le imprese del nostro settore. Una profittabilità dovuta a diverse inefficienze come la disaggregazione delle centralità d’acquisto. A tal proposito, basta fare un confronto: in Gemania la distribuzione è coperta con 70 punti di consegna, in Italia con 350 ma il mercato tedesco è due volte più grande del nostro. E noi non possiamo più permettercelo perché non abbiamo risorse illimitate”.

In apertura: Alessandro D'Este con Roberto Della Casa all'evento Speciale Frutta e Verdura 2020

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