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venerdì 6 maggio 2022


Clementine di Calabria, al lavoro per la filiera

Le potenzialità non mancano alle clementine di Calabria. Ma gli agrumi certificati Igp sono ancora troppo pochi rispetto alla produzione di massa: il Consorzio è però determinato a sollecitare la filiera calabrese affinché si possa arrivare a un'organizzazione dell'offerta. Un percorso, per capirci, simile a quello di UNAPera e del Consorzio della Pera dell'Emilia-Romagna Igp.



Se ne è parlato ieri al Macfrut, dove nella collettiva della Regione Calabria il Consorzio si è confrontato con esperti e istituzioni. Il presidente Giorgio Salimbeni ha ricordato che le superfici di clementine Igp sono 800 ettari su un totale di circa 12.000.



Rappresentando meno del 10% del potenziale è chiaro che i margini di crescita sono notevoli. "Il prodotto è conosciuto così come la sua bontà - ha precisato Anita Minisci, componente del Cda del Consorzio - abbiamo la voglia di raccontare che la clementina è sana, sottende disciplinari molto ristrettivi, e anche buona sotto il profilo etico e sociale. Stiamo lavoriamo per rinnovare il disciplinare, prevedendo l'inserimento di parametri organolettici. Vogliamo che le clementine Igp siano sempre riconoscibili dallo stesso standard e si posizionino su un livello alto, un termine di garanzia per la qualità. Poi entra in gioco il piano dei controlli, si intensificheranno. Si possono ampliare le superfici coltivate e i quantitativi certificati. Ci aspettiamo che gli attori della Gdo raccolgano questo nostro intendimento e siano con noi nel portare avanti questa strategia. C'è poi l'internazionalizzazione dei mercati: abbiamo un progetto per approdare oltre oceano e nei mercati arabi. Con un buon lavoro di squadra riusciremo a raggiungere gli obiettivi. La Calabria è pronta per fare sinergia".



Giacomo Giovinazzo, dirigente della regione, ha evidenziato il forte calo delle superfici dedicate alle clementine e ha poi ravvisato come l'ente sia impegnato a "rendere strategica la filiera operando su due livelli: con un bando tematico sugli agrumi tardivi e poi la promozione. Ma bisogna ripensare l'aggregazione dell'offerta".

Angelo Frascarelli
, presidente di Ismea, ha fatto notare come le vendite di Dop e Igp stiano crescende. "Ma bisogna vedere se il re è contento, altrimenti ce la raccontiamo tra di noi - ha osservato il professore - E' il consumatore che deve riconoscere un valore aggiunto. Le Igp devono differenziarsi dal prodotto di massa e la distintività va comunicata".



"Bisogna poi tenere in considerazione un interlocutore intermedio: la distribuzione - ha fatto presente Roberto Della Casa, docente all'università di Bologna e direttore scientifico del Monitor Ortofrutta di Agroter - Perché per soddisfare il re bisogna essere nei supermercati, arrivare nei negozi. Il trade marketing è fondamentale. Un punto nodale è poi l'aggregazione della produzione. Il prodotto ha delle doti, standardizzare la qualità è fattibile, c'è un interlocutore intermedio da convincere e poi evolvere i modelli organizzativi".



Un messaggio che ha ben presente Gianluca Gallo, assessore regionale alle Politiche agricole. "In Calabria l'ortofrutta cuba quasi un miliardo di euro, ma solo 300 milioni arrivano da una produzione organizzata in Op. La nostra è una agricoltura di nicchia, che ha la  fortuna di avere un territorio identitario: siamo la terza regione più bio d'Europa. Cogliamo le opportunità che il sistema delle pere dell'Emilia-Romagna ci dà come stimolo: vogliamo lavorare sull'Igp, spingere perché le aziende si adeguino ai parametri qualitativi".

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