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giovedì 24 marzo 2022


Migliorare le caratteristiche dei suoli con il biochar

C'è un'Italia a secco. Le scarse piogge invernali stanno determinando una situazione siccitosa già a primavera: il livello del Po è pari a quello di mesi estivi, tanti invasi in giro per l'Italia mostrano riserve idriche basse. Insomma, per l'agricoltura non è uno scenario tranquillo.

Trovare soluzioni per far fronte a questi effetti legati ai cambiamenti climatici è un'esigenza sempre più pressante. "PON Water4AgriFood - Miglioramento delle produzioni agroalimentari mediterranee in condizioni di carenza di risorse idriche" è un progetto, coordinato dal Crea Agricoltura e Ambiente, che nasce dallo sforzo di ripensare la carenza d’acqua disponibile per le aziende agricole in chiave innovativa e resiliente, con soluzioni reali e praticabili. In tale direzione, il Centro, infatti, sta studiando e quantificando gli effetti del biochar (il carbone vegetale che si ottiene dalla pirolisi – ossia dalla decomposizione termochimica -  di diverse biomasse vegetali), che, se applicato ai suoli, è un efficace ammendante, in grado cioè di migliorarne le proprietà fisiche e idrauliche. In generale, l’addizione di biochar al suolo aumenta la sua porosità e favorisce la ritenzione idrica e quella degli elementi nutritivi, che rimangono più a lungo disponibili per le piante. E’ stato evidenziato che l'aggiunta di biochar alla concentrazione del 20 o del 40% (in volume) a tre suoli medio sabbiosi, ne ha incrementato il contenuto idrico volumetrico alla capacità di campo (field capacity), in media del 10 o del 20%.



Le politiche irrigue sono poi al centro di due accordi operativi ideati dal Crea Politiche e Bioeconomia: il Centro ha sviluppato e aggiornato due banche dati, Sigrian (Sistema informativo nazionale per la gestione delle risorse idriche in agricoltura) e Dania (Database nazionale degli investimenti per l’irrigazione e l’ambiente), per programmare gli interventi e per la valutazione e monitoraggio fisico e ambientale delle politiche di settore, attraverso la quantificazione di indicatori di contesto e di processo. L’uso congiunto di queste due banche dati è stato fondamentale per il Pnrr  (l’investimento 4.3, “Investimenti nella resilienza dell'agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche” della M2C4) nello specifico per gli interventi finalizzati all’efficientamento e al telecontrollo delle reti irrigue collettive nonché per l’installazione di misuratori ad integrazione degli interventi promossi dal Mipaaf e dagli altri Ministeri. Sono state raccolte, infatti, tramite Sigrian le informazioni del contesto irriguo nazionale su cui operare, la presenza o meno di misuratori; tramite Dania le stime del fabbisogno di intervento (in termini monetari e delle tipologie di interventi richieste) e le statistiche dei costi dei risultati attesi dall’investimento. Unendo le due tipologie di informazioni, sono stati quindi valutati i target raggiungibili attraverso il Piano: le fonti di prelievo dotate di misuratori aumenteranno fino al 40% al 2026, mentre sul fronte dell’estensione almeno il 15% dell’area al 2026 passerà a gestione più efficiente della risorsa irrigua per effetto degli interventi.

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