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venerdì 11 marzo 2022


Kiwi, come arginare la concorrenza estera

Negli ultimi anni il kiwi italiano ha perso importanti quantitativi in produzione. Stando ai dati di CSO Italy lo scorso anno si sono superate di poco le 300.000 tonnellate andando così indietro di vent'anni e dimezzando quasi i volumi record del 2015. Una situazione che ha spalancato le porte del nostro Paese a nuovi attori, in primis la Grecia. 
Meno prodotto nazionale, più concorrenza estera. Come fare a valorizzare il kiwi made in Italy in questo contesto? Ne abbiamo parlato con Leonardo Odorizzi, tra i sei soci fondatori de La Grande Bellezza Italiana, che produce e commercializza kiwi Hayward.

“In questo scenario, come La Grande Bellezza Italiana abbiamo messo a punto la nostra personale strategia – spiega a IFN – che prevede una garanzia di qualità tramite la ricerca delle zone più vocate a questa coltivazione, come Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. La nostra mission è riprendere e valorizzare i prodotti più legati al territorio, in modo da essere meno attaccabili dalla concorrenza straniera. Inoltre, sul kiwi dobbiamo continuare ad investire perché, anche se i volumi del prodotto italiano sono in diminuzione, il consumo rimane molto buono: a parità di punto vendita, abbiamo quasi triplicato la rotazione sui banchi, ciò significa che il consumatore sta gradendo il nostro prodotto”.



La rete di imprese può contare su una produzione annua pari a diecimila tonnellate di Hayward, che vengono gestite con rigorosa attenzione. “In campagna i frutti sono raccolti nella fase più propizia, tra autunno e inverno – specifica Odorizzi – segue un’accurata gestione in magazzino: ci affidiamo all’esperienza di centrali ortofrutticole storiche che riescono a gestire ogni fase della maturazione prima della distribuzione. Quando il prodotto viene messo in commercio è già pronto per essere consumato. Per offrire sempre un frutto di alta qualità controllato in ogni sua fase, abbiamo costruito un controllo totale della filiera dal campo al negozio, grazie all’impegno di tutte le aziende associate al nostro gruppo”.

I kiwi de La Grande Bellezza Italiana sono proposti sul mercato nel vassoio da sei frutti, puntando sul calibro medio/alto. “Grazie al nostro nuovo vassoio in carta chiuso con Flowpack – aggiunge l'imprenditore – riusciamo a strizzare un occhio all’ambiente e, allo stesso tempo, a garantire la visibilità al prodotto nel pieno rispetto delle normative degli imballaggi. Dopo l’utilizzo, la confezione può infatti essere smaltita nelle raccolte differenziate di carta e plastica”.

A sigillare ogni kiwi è la coccarda con il nome de La Grande Bellezza: molto più di un marchio di fabbrica, bensì un sinonimo di qualità che ha l’italianità nel cuore. “Grazie al brand aziendale posto su ogni frutto, riusciamo sempre a farci riconoscere al banco vendita e orientare i consumatori nell’acquisto – sottolinea Odorizzi - Un marchio che contiene già l’origine diventa un riconoscimento inconfondibile e crediamo molto in questa strategia di valorizzazione che abbiamo adottato da due anni a questa parte”.



Ma quali sono i trend commerciali di questa referenza? “Nonostante i problemi fitosanitari come la morìa che si riscontrano in campagna – dice Odorizzi – l’andamento commerciale del prodotto è buono perché domanda e offerta sono equilibrate. Il piano commerciale regge ma bisogna stare attenti a non venir coperti dalla Grecia: rischiamo di avere un buon mercato ma che diventa di altri. Siamo in una fase critica che offre opportunità ma anche rischi, per questo come La Grande Bellezza puntiamo a consolidare il sodalizio con i consumatori”.

L’azienda utilizza la stessa strategia anche nei mercati esteri, dove il prodotto è venduto con la confezione italiana in modo da veicolare l’origine al 100% made in Italy. Tra i Paesi appassionati dell’italianità che offre la rete di imprese ci sono anche gli Emirati Arabi, dove partirà a breve un nuovo progetto.

Iniziata a novembre, la stagione del kiwi de La Grande Bellezza terminerà a maggio. A seguire continueranno altre filiere come quella della pesca nettarina e della ciliegia. “Per esempio per la pesca nettarina abbiamo lavorato sul calendario e sugli areali produttivi, unendo più zone come Puglia e Piemonte – commenta Odorizzi – in modo da proporre il prodotto da maggio ad ottobre e un progetto simile lo stiamo elaborando anche per la ciliegia”.

E conclude: “Il nostro obiettivo è collegare più prodotti con la stessa marca, quindi seguire diverse filiere e ritrovare sotto il marchio La Grande Bellezza Italiana sia i kiwi, che le pesche nettarine e ancora l’uva, le ciliegie e le clementine. Vogliamo che il nostro nome diventi sinonimo di qualità ed instaurare un vero e proprio patto con il consumatore - conclude Leonardo Odorizzi - che potrà continuare a sceglierci durante tutto l’arco dell’anno con prodotti diversi”.

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