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martedì 15 febbraio 2022


«Rincari, un disastro annunciato e sottovalutato»

L’aumento dei costi di materie prime, energia elettrica, gas e carburanti si riflette non solo sul fresco, di cui abbiamo ampiamente parlato, ma anche sull’ortofrutta trasformata e l’industria agroalimentare. Qualche giorno fa, Stanislao Fabbrino, presidente e ad di Fruttagel, società cooperativa specializzata nella trasformazione di ortofrutta, cereali e legumi, ha pubblicato un post su LinkedIn che mostrava da un anno all’altro come fossero triplicate le spese dell’azienda di Alfonsine di Ravenna, solo per il costo dell’energia e del metano, paragonando le spese dell’ultimo gennaio (956mila euro) con quello del 2021 (315mila euro)

Fabbrino, un aumento così repentino come si riflette sulla gestione aziendale?

L’impatto sulla gestione è molto importante ma è un disastro annunciato perché le avvisaglie c’erano già da inizio ottobre. Infatti, abbiamo iniziato ad affrontare con i clienti il tema dell’adeguamento dei listini. Questi però negavano il problema. A gennaio finalmente la situazione è stata compresa, nei produttori abbiamo incontrato senso di responsabilità e questo ci ha permesso di rivedere i prezzi, ma facendo un rapido calcolo per luce e gas abbiamo riscontrato un aumento di 600mila euro da un anno all'altro. Se sommiamo anche tutti gli altri costi parliamo all’incirca di un milione di euro in più al mese. Considerato che fatturiamo 135milioni di euro all’anno, questi rincari rappresentano il 9%, ma non riusciremo mai ad aggiornare i prezzi di così tanto.



Che impatto hanno gli aumenti su un singolo prodotto?

Dipende da merce a merce, ma per fare un calcolo approssimativo possiamo rifare il ragionamento di prima e vedere che il costo dell’energia peserà per 6 milioni all’anno su un fatturato di 135 milioni, quindi i nostri prodotti vedranno una maggiorazione del 4,5% su base annua. Ma la variazione dei prezzi a scaffale la vedremo da marzo/aprile sui beni alimentari quindi gennaio e febbraio partono scoperti.

Che strategia adotterà Fruttagel?

Cercheremo di lavorare in termini di riduzione dei costi energetici. Sostituiremo la caldaia con altre più piccole a maggiore efficienza energetica e sfrutteremo le fasce orarie in cui l’energia ha un costo minore. La strada è investire in efficienza per migliorarla. Inoltre, abbiamo un impianto di cogenerazione che ci conviene tenere spento perché a questo punto comprare energia costa meno che produrla.

Ci saranno ripercussioni sui volumi di frutta lavorati?

Difficile prevedere questo tipo di effetto, ma abbiamo ipotizzato sia un calo delle vendite, non superiore al 3%, sia nella riduzione della lavorazione della frutta che arriverà da primavera.



Quali sono le misure concrete che vi aspettate dal Governo?

Mi aspetto che le imprese che abbiano subito rincari superiori ad una certa percentuale possano avere diritto ad un credito d’imposta. Se ho avuto un aumento delle spese pari a 600mila euro, devo recuperarne almeno 200mila. Le soluzioni ci sono, perché lo Stato ha incassato più Iva, quindi è necessario prendere le decisioni. Si tratta di un intervento ormai indispensabile altrimenti le imprese si chiedono se abbia senso continuare. Non esagero se parlo di desertificazione industriale, perché se non si ha consapevolezza della gravità del fenomeno rischiamo di trascurare una situazione che può mettere in ginocchio tutti. Questi scenari si potevano prevedere già a ottobre, eppure la discussione si è alzata solo nelle ultime settimane. 
 
Gli obiettivi europei per ridurre le emissioni entro il 2030 come si conciliano con l’aumento dei costi attuali?

Difficilmente. Se questa fase andrà per le lunghe bisognerà rivisitare gli obiettivi. Ma una spinta forte deve venire dal cambiamento dei consumi. Non c’è interesse a raccontarlo, perché il modello di consumo è drogato e il prezzo basso spinge all’acquisto di ciò che non ci serve, ma sprecare cibo inutilmente impatta enormemente in termini di anidride carbonica”.



Fruttagel investe molto in sostenibilità, com’è possibile adesso proseguire su questa strada?

Non invertiremo mai la tendenza. Questa fase congiunturale, unita alla pandemia, prima o poi finirà e ripartiremo da dove eravamo rimasti. Già prima del Covid vedevamo che il consumatore era interessato a spendere di più nei prodotti biologici premiando il nostro lavoro. Si tratta di ripartire da lì.

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