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mercoledì 9 febbraio 2022


L'Europa bacchetta l'Italia sul Piano pesticidi

Ancora una volta l’Italia viene ripresa dalla Commissione Europea per un ritardo nella presentazione dei piani nazionali strategici per l'ambiente. Questa volta è toccato alla gestione dei pesticidi, già in ritardo di 14 mesi lo scorso marzo 2021 in occasione dell'audit della Commissione. La storia di questo documento risulta piuttosto travagliata, infatti, già da prima il nostro Paese era in ritardo di circa 2 anni nell'adozione del piano d'azione che, ad oggi, non è ancora stato presentato. 

A portare il fatto in rilievo è stata l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, che l'8 dicembre scorso ha presentato un'interrogazione parlamentare sul tema. La risposta è giunta presto da parte della Commissaria europea per la Salute e la Sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, dando conferma: «Ad oggi, le autorità italiane non hanno ancora presentato alla Commissione un piano d’azione nazionale riveduto». Kyriakides ha poi aggiunto: «Sia il ritardo nell’adozione del piano d’azione nazionale iniziale, sia il persistente ritardo nell’adozione del piano riveduto costituiscono violazioni dell’articolo 4 della direttiva 2009/128/CE».


Il piano dell'Italia non viene presentato dal 2014, con un ritardo di 8 anni, ormai. E, secondo un rapporto Ispra, nelle acque della penisola sono stati superati i limiti europei di principi attivi di agrofarmaci. La notizia, riportata su Pianeta 2030 del Corriere della Sera qualche settimana orsono, fa seguito ad un rapporto dell'Ispra dal quale emerge che nelle acque superficiali italiane (fiumi, laghi, stagni) la concentrazione di principi attivi è del 25% più alta del limite, nelle acque sotterranee (falde acquifere, pozzi) del 5%.

Diverse raccomandazioni sono giunte alle autorità italiane, nelle quali sono stati individuati 3 problemi principali

- La mancanza di una data per l'entrata in funzione del piano d'azione nazionale «Anche se i lavori sul piano d’azione nazionale riveduto sono in corso dal 2017 e dovrebbero concludersi entro il secondo semestre del 2021, non vi è ancora un termine chiaro per la sua entrata in vigore».

- La carenza di monitoraggio sul territorio e sulle attrezzature in uso. I rendiconti regionali sullo stato di attuazione della direttiva 2009/128/CE, inerente l'uso sostenibile degli agrofarmaci, sono in ritardo di 4 anni, impedendo alle autorità di avere un quadro completo della situazione nazionale. Le stime parlano di un 50% di macchinari non ispezionati e certificati, che vengono impiegati nella distribuzione di prodotti fitosanitari, e questo dopo 4 anni dallo scadere del tempo previsto dalla legge per effettuare i controlli. 

- la mancanza di un sistema di verifica dell'attuazione della lotta integrata. Nonostante gli incentivi, i sostegni e la diffusione dell'agricoltura biologica e delle colture a basso uso di principi attivi, non esiste ancora un sistema che possa verificare il rispetto delle regole di produzione integrata. «Nel complesso, le autorità non mostrano sollecitudine nell’affrontare le carenze significative nell’attuazione della direttiva, comprese quelle evidenziate nel 2017 sul tema. Tuttavia i risultati dei controlli indicano che praticamente tutti gli utilizzatori e i distributori sono formati e certificati come richiesto e che l’irrorazione aerea è limitata a zone molto circoscritte oggetto di deroga».



I provvedimenti previsti per l'uso degli agrofarmaci e la produzione sostenibile non incontrano la totale approvazione di tutti. Il Green Deal europeo e le sue conseguenze hanno creato malcontento tra i produttori di mele, che a fine gennaio hanno riportato uno studio dell’Università di Wageningen (Olanda). Nel comunicato è riportato che: «Il Green Deal europeo danneggerebbe la produzione europea di mele: l’Italia potrebbe perdere fino al 30% della produzione e la Polonia il 50%». Lo studio citato analizza sei obiettivi della strategia Farm to Fork, dalla fattoria alla forchetta, e della strategia per la biodiversità, e illustra 4 possibili scenari futuri, dei quali sono stati valutati anche gli impatti sull'agricoltura.

A favore della strategia Farm to Fork si è espressa Europa Verde: «Dopo che le istituzioni europee hanno fallito l’obiettivo di una politica agricola comune all’altezza delle sfide poste dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, la strategia Farm to Fork si configura come un’occasione imperdibile per rendere più sostenibile il sistema alimentare europeo, riducendo l’uso di pesticidi e di antibiotici in agricoltura, gli sprechi alimentari, aumentando la superficie agricola dedicata alla biodiversità e quella dedicata al biologico e favorendo la transizione verso diete più sane e sostenibili, riducendo il consumo di carne e prodotti animali».


Ancora una volta i dubbi sono tanti, le prospettive poco chiare e i provvedimenti assenti. Una cosa è certa, non fare nulla non può essere una soluzione. Le scelte della politica devono accontentare il produttore ed il consumatore nel breve e nel lungo termine. Chi vive di agricoltura non può sostenere costi troppo elevati, chi compra ortofrutta non vuole rinunciare alla qualità e alla sicurezza. La soluzione deve anche considerare la salute ambientale, da cui dipende il benessere economico, sanitario e sociale delle future generazioni che sono già qui a chiedere risposte che dobbiamo loro. Come fare quindi? La soluzione più plausibile, forse, si trova nella diminuzione e responsabilizzazione dei consumi e degli sprechi di ognuno di noi, imparare a vivere meglio, con meno.

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