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giovedì 13 gennaio 2022


Fattori produttivi, lo studio shock

L'ortofrutta fresca non segue direttamente le dinamiche delle principali commodities agricole, ma il settore - volente o nolente - deve fare i conti con l'effetto incrociato di cambiamenti climatici e mercati vulnerabili. C'è poi la delicata questione dei prezzi delle materie prime: dai carburanti agli imballaggi, fino ai vari componenti dei mezzi tecnici, sono tutti in forte crescita. E lo scenario futuro, stando a un recente studio dello Stockholm Environment Institute (clicca qui per leggerlo), non è certo rassicurante: i rincari continueranno anche nel corso del 2022 e davanti ci sono anni di grande incertezza.

I ricercatori svedesi mettono sotto la lente di ingrandimento le commodities agricole (mais, riso, frumento, soia, zucchero, caffè), ma partendo da questi prodotti commercializzati globalmente tracciano uno scenario che dovrebbe suggerire politiche comuni per adattare l'agricoltura ai cambiamenti climatici - dove gli eventi meteo estremi aumentano di frequenza e gravità - e alle incertezze dei mercati.



"Il cambiamento climatico avrà un impatto drammatico sulla produzione agricola in tutto il mondo. In alcuni casi, temperature più calde ridurranno i raccolti, mentre in alcune circostanze limitate la produttività agricola potrebbe aumentare. Nel complesso, questo studio suggerisce che i rischi sono molte volte maggiori delle opportunità", rileva lo studio. Servirebbe quindi una filiera agroalimentare "resiliente al clima" - e questo è vero tanto per le commodities agricole che per l'ortofrutta.

"Iprezzi a medio termine dell'energia e di molti metalli non saranno altro che significativamente più alti - sintetizza il ricercatore Toby Gardner - I massimi storici dei prezzi del gas nell'ultimo anno hanno fortemente influenzato il prezzo di tutte le altre materie prime, in particolare i fertilizzanti che sono alla base dell'agricoltura moderna. Stanno già emergendo seri allarmi sui probabili effetti per i raccolti del 2022 dell'aumento dei costi dei fertilizzanti, con alcuni Paesi che vietano le esportazioni di questi prodotti e persino di ammoniaca".



La Banca Mondiale, in un recente rapporto, ha registrato un aumento del 18% dell'indice dei prezzi dei fertilizzanti nel terzo trimestre del 2021, dopo i grandi aumenti nella prima metà dell'anno scorso. "L'impennata dei prezzi è stata determinata dalla forte domanda, dall'aumento dei costi, dai tagli alla produzione e politiche commerciali - è scritto nel rapporto - A seguito di un aumento previsto di quasi il 60 percento nel 2021, l'indice dovrebbe rimanere su livelli elevati nel 2022. I rischi al rialzo includono ulteriori interruzioni dell'offerta mentre i rischi al ribasso includono un'intensificazione delle politiche ambientali limitare l'uso di fertilizzanti".

La tensione sui prezzi è quindi destinata a durare. Come ha rilevato la settimana scorsa la Fao: i prezzi alimentari mondiali sono balzati del 28% nel 2021 al livello più alto dell'ultimo decennio e le speranze in un ritorno a condizioni di mercato più stabili quest'anno sono scarse, ha affermato l'agenzia alimentare delle Nazioni Unite.



L'indice dei prezzi alimentari della Fao, che tiene traccia dei prodotti alimentari più scambiati a livello mondiale, ha registrato una media di 125,7 punti nel 2021, la più alta dai 131,9 del 2011. "Sebbene i prezzi normalmente elevati dovrebbero cedere il passo a un aumento della produzione, l'alto costo degli input, la pandemia globale in corso e le condizioni climatiche sempre più incerte lasciano poco spazio all'ottimismo su un ritorno a condizioni di mercato più stabili anche nel 2022", ha affermato l'economista della Fao Abdolreza Abbassian.

L'impennata del prezzo dei fertilizzanti, a sua volta legata alla crescita dei prezzi dell'energia, ha aumentato il costo dei cosiddetti fattori di produzione utilizzati dagli agricoltori per produrre i raccolti - rileva anche la Fao - sollevando dubbi sulle prospettive di rendimento per i raccolti del prossimo anno.

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