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mercoledì 12 gennaio 2022


«Pomodoro, il Tomato brown virus non fa sconti»

Il pomodoro ha da poco iniziato il suo ciclo invernale nella fascia trasformata del sud-est della Sicilia e deve fare i conti con il Tomato brown rugose fruit virus, la malattia che da qualche anno sta mettendo a dura prova le colture di pomodoro del Sud Italia. Abbiamo intervistato Antonio Cassarino, produttore e presidente del Doses, il distretto ortofrutticolo del Sud-Est della Sicilia, per fare il punto su opportunità e criticità del pomodoro in questo 2022.

Presidente, com’è partito il ciclo invernale?

“I trapianti in serra fredda sono avvenuti tra settembre e ottobre e adesso, tra gennaio e febbraio avviene la raccolta dei prodotti, ma non va per niente bene, perché valutiamo una flessione nella quantità di pomodoro pari al 70%. Questo si riflette anche nei prezzi, che sono allegri da molto tempo a causa del virus Tomato brown che per noi è quasi più endemico della variante Omicron. Colpisce soprattutto il pomodoro a bacca grossa decolorando e pigmentando il frutto. Molti agricoltori hanno riscontrato perdite di produzione tra il 20 e il 70% della potenzialità e si sono scoraggiati”.

Cioè?

“Non hanno potuto ripiantare di nuovo pomodori, perché altrimenti la monocoltura avrebbe aumentato il problema riportando il virus. Hanno quindi deviato su melanzane e zucchine per far regredire la malattia”.

Una piaga quella del Tomato brown, ancora senza soluzione...

“Nonostante il sentore sia negativo, sono fiducioso e spero che quest’anno sia quello decisivo per l’arrivo di nuove varietà di pomodoro resistenti e allo stesso tempo convenienti per assicurare una buona resa. Tra settembre e ottobre le case sementiere dovrebbero uscire con delle novità in questo campo perché ci lavorano già da due anni”.

Diceva che i prezzi sono sostenuti. Un esempio?

“Attualmente il prezzo del pomodoro a Vittoria va da 1,50 euro al kg per il pomodoro grosso, ai 3,50 per il datterino rosso passando per i 2,50 per il ciliegino rosso. L’anno scorso i prezzi erano più bassi del 30%, quest’anno invece si stanno tenendo alti”.



La produzione estera quanto influisce sulla determinazione di questi prezzi?

“Al momento tanto perché lo stesso virus ha colpito anche Spagna, Marocco e Olanda. Tutti Paesi che hanno subito ingenti perdite perché la produzione è finita prima e perciò i prezzi sono risaliti. I produttori olandesi hanno addirittura smesso la produzione perché la coltivazione avviene in serre riscaldate, ma il costo del gas è triplicato quindi si sono messi in stand-by per quanto riguarda il pomodoro in attesa di tempi migliori. Questa mossa però è positiva per noi solo adesso. Prevedo infatti che trapianteranno a marzo e a quel punto da maggio a settembre saremo sommersi di pomodoro proveniente dal Nord Europa che riabbasserà inevitabilmente i prezzi causando problemi di commercializzazione”.

L’andamento climatico invece?

“Non ci sono state gelate per ora, l’inverno è mite e lo è stato anche l’autunno. Qualche folata di vento improvviso ha creato qualche danno alle serre a novembre, ma non è quello che ha compromesso la produzione”. 



Guardando avanti, a livello di distretto sono previste delle iniziative?

“Stiamo partecipando a un bando con la Regione Sicilia per rendere operativo un business hub della regione siciliana presso la Camera di Commercio italiana a Dubai. Si tratta di una grande opportunità perché quello degli Emirati Arabi è un mercato redditizio che non guarda al centesimo, ma alla qualità permettendoci di uscire dalle logiche di mercato dell’Olanda che deprime i prezzi in estate”.

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