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lunedì 20 dicembre 2021


«Tutti i danni causati dalle svendite in Gdo»

Non è il solito grido d'allarme. Massimiliano Del Core, presidente di Ortofrutta Italia, pesa attentamente le parole ma poi va dritto al punto: "Comprendiamo le promozioni della distribuzione moderna e le logiche che le governano, ma basta svendere la qualità dell'ortofrutta Made in Italy". Negli ultimi mesi, come documentato a più riprese da Italiafruit News, ci sono insegne che stanno spingendo parecchio sulle super offerte in ortofrutta.



"Ci rammarica vedere sugli scaffali di alcune catene prezzi che, come da voi evidenziato, sono spesso clamorosi - prosegue il presidente dell'interprofessione - è vero che si possono e si devono fare operazioni promozionali sull'ortofrutta, un segmento importantissimo per la distribuzione e i mercati, ma è altrettanto vero che si possono e si devono fare qualora ci siano le condizioni. Vale a dire grande abbondanza di prodotto, con un'offerta nettamente superiore alla domanda, in modo da far assorbire i volumi sul mercato attraverso l'attività promozionale stessa; oppure per creare opportunità al reparto, per ragioni di marketing, creando uno stimolo attorno al classico prodotto civetta, operazioni limitate nel numero e nel tempo. Queste logiche le comprendiamo, all'interno di Ortofrutta Italia abbiamo l'expertise del mondo distributivo, ma non comprendiamo e non ammettiamo che si raggiungano prezzi alla vendita che sono inferiori ai costi di produzione: non restituiscono margine a nessun anello della filiera e non danno la giusta dignità al lavoro e alla qualità del prodotto made in Italy. Se si continua a considerare l'ortofrutta alla stregua di una commodities - evidenzia Del Core - il cui prezzo va appiattito, è chiaro che la filiera sarà sempre più mortificata, con un danno sia economico che di immagine. Non fa bene al mercato interno, ma nemmeno in chiave export, dove il comparto performa con valori decisamente importanti".



Non svendere la qualità made in Italy, dunque. Soprattutto quando non ce n'è alcun bisogno. E qui arriviamo al caso delle clementine: oggetto di promozioni spinte dall'inizio della campagna commerciale in un'annata dove i volumi sono ridotti e le vendite tutto sommato positive. Ortofrutta Italia, con Pierluigi Taccone (coordinatore del Comitato piccoli agrumi dell'Interprofessione), ha scelto di impostare l'iniziativa di valorizzazione delle clementine nel mese di dicembre (clicca qui per leggere la notizia) per dare slancio al prodotto nella chiusura di stagione.

"Quanto fatto sulle clementine da alcuni distributori proprio non lo comprendiamo - riprende Del Core - visto che l'annata registra una produzione inferiore alla media di un 25-30% alla pianta, con agrumi dalla grande qualità organolettica, dal calibro soddisfacente e conforme alle esigenze del mercato interno ed estero. La domanda è stata sostenuta e ancora adesso lo è, nonostante stiano entrando le arance. Non ci sono quindi ragioni per spingere su prezzi all'osso. I costi di filiera sono aumentati in maniera sproporzionata, gli operatori sono concordi di fare tutto il possibile per non riversarli sul consumatore, ma se il costo produttivo medio di un 1 chilogrammo di clementine si aggira sui 75 centesimi, come possiamo vedere prodotto in vendita a 69 cents o anche a 90? A questi valori non margina nessuno e al consumatore si è dato l'immagine di un prodotto in svendita, nonostante le performance dell'agrume siano ottime. La svendita causa un danno anche sulla percezione, come fa poi il consumatore a riconoscere il giusto prezzo per un prodotto premium italiano?".



Spingere sul prezzo anche in un'annata scarica come questa, dove la commercializzazione è fluida e la qualità media è alta è per il presidente di Ortofrutta Italia una forzatura. "E' vero che c'è un sistema produttivo molto frazionato, che è facile incorrere in errori, ma queste logiche continuano a mortificare il prodotto e il lavoro della filiera - prosegue il presidente dell'interprofessione - E poi il timing delle promozioni: deve avere una logica rispetto alla stagionalità dei prodotti e dei consumi. Come si fa a tagliare il prezzo delle clementine a inizio campagna, quando la qualità organolettica non è ancora ottimale? Quest'anno sono così buone che se fossero vendute a 30 centesimi in più il consumatore le acquisterebbe senza timore alcuno. Non c'è bisogno di effettuare forti azioni promozionali e anche se erano state calendarizzate in anticipo, beh, non era proprio il caso di portarle avanti: ne va dell'immagine dell'ortofrutta italiana".

E su questo Ortofrutta Italia vuole "compattare la filiera in modo da evitare, anche alla luce della nuova normativa sulle pratiche sleali, che le promozioni, di cui comprendiamo logica e funzioni, possono essere forzate in modo eccessivo - conclude Massimiliano Del Core - così da sminuire il valore del prodotto".

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