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venerdì 17 dicembre 2021


Ecco come la Spagna norma le pratiche sleali

Una trattativa più equa per i produttori spagnoli e una retribuzione dignitosa per il loro lavoro. Sono i fattori che prevede di normare la riforma della legge sulla filiera alimentare, entrata in vigore ieri con la pubblicazione nel bollettino della Gazzetta ufficiale dello Stato spagnolo (Boe). 

La riforma – come si legge nel sito del governo iberico (clicca qui per vederlo) - prevede di migliorare il funzionamento della filiera, al fine di ottenere relazioni commerciali più giuste, equilibrate e trasparenti.



Già pioniera nell’ambito delle pratiche commerciali del settore con l’applicazione della legge sulla catena alimentare, la Spagna migliora ora la sua legislazione per la contrattazione alimentare. La nuova legge incorpora all’ordinamento giuridico spagnolo la direttiva comunitaria 633/2019 relativa alle pratiche commerciali sleali per la filiera, oltre a vietare la distribuzione di valore. Questo significa che ogni operatore della filiera deve pagare al produttore un prezzo pari o superiore al costo di produzione ipotizzato.

In particolare, la riforma stabilisce che per tutte le operazioni commerciali ci sia l’obbligo di formalizzare il contratto per iscritto. Rimangono esclusi dai contratti formali i pagamenti in contanti e tutte quelle contrattazioni aventi un prezzo inferiore rispetto alla normativa antifrode, attualmente fissata a 1000 euro. In caso di inadempienza, la norma prevede sanzioni da 250 euro fino a un milione di euro per i casi più gravi.



La riforma vieta la vendita sleale ai consumatori, che sarà considerata come “vendita sottocosto”: in questo modo la distribuzione non potrà proporre al pubblico prodotti alimentari ad un prezzo inferiore rispetto a quello pagato per la loro acquisizione.

Per garantire il rispetto della norma, viene rafforzato il ruolo dell’Agenzia per l’informazione e il controllo degli alimenti (Aica), che sarà anche il punto di contatto tra le autorità di contrasto delle comunità autonome con la Commissione europea.

Infine, per fornire maggiore trasparenza ai rapporti commerciali e maggiore sicurezza ai produttori – si legge nel sito del governo - il Ministero dell'agricoltura, della pesca e dell'alimentazione creerà un registro digitale dei contratti alimentari.

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