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lunedì 13 dicembre 2021


Sicilia, una scommessa chiamata nocciola

La nocciola è protagonista in Sicilia, l’accordo di filiera dedicato è diventato operativo e sul piatto ci sono 30 milioni di euro per recuperare i corileti della regione. La coltivazione del nocciolo in Sicilia si sviluppa su una superficie di 13 mila ettari, di cui il 90% sui Nebrodi.




L’accordo, sottoscritto la scorsa estate a Tortorici, mira a supportare il comparto, al recupero dei noccioleti e alla salvaguardia del paesaggio agrario. Il ‘Paesaggio a ciglioni e terrazze dei noccioleti dei Nebrodi’ viene infatti inserito nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali. L’intesa unisce agricoltori, corilicoltori, operatori del settore della commercializzazione, della trasformazione, utilizzatori, organizzazioni e associazioni che sostengono il processo aggregativo e qualificativo promosso dalla filiera.


 “Attraverso la Misura del Psr Sicilia 4.4 d - ha dichiarato l’assessore regionale all'Agricoltura e sviluppo rurale, Toni Scilla - sono in corso di decretizzazione 30 milioni di euro per consentire agli agricoltori la sistemazione dei noccioleti, con l'obiettivo della salvaguardia della biodiversità attraverso la preservazione dei sistemi agricoli di alto pregio nonché quello della conservazione del suolo”.

 “Tutto ciò consentirà anche di dare spazio alla valorizzazione dei prodotti di eccellenza tra i quali la Pasta reale di Tortorici, un croccante semplice ma capace di rappresentare una cittadinanza, un territorio e una cultura”, ha concluso Scilla.

 La nocciola sta vivendo un momento di grande richiesta sul mercato, ma quest’anno la produzione italiana deve fare i conti con gli effetti del maltempo. La campagna corilicola italiana, secondo i dati diffusi da Agrinsieme, ha fatto registrare un vistoso calo produttivo: si stimano 45-48 mila tonnellate a fronte delle 136mila della scorsa annata, con i principali areali vocati, colpiti da gelo e cimice, con il segno meno (- 55% in Piemonte, -70% in Lazio e Campania e addirittura - 80% in Sicilia).

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di Lucia Caselli

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