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mercoledì 1 dicembre 2021


«Carciofi, siamo costretti a lasciarli a terra»

E’ una stagione dei carciofi anomale quella che si registra in provincia di Agrigento, dove le raccolte non sono ancora iniziate e il poco prodotto disponibile rimane in campo per la qualità troppo bassa. “Non abbiamo i volumi, siamo molto indietro e la qualità dei prodotti è scarsa” racconta a Italiafruit News Giuseppe Scudera, titolare di Golden Fruit, azienda della piana di Gela con 110 ettari coltivati a carciofo.

 

Il produttore punta il dito principalmente contro la situazione climatica: le temperature calde di settembre e le grandinate degli ultimi giorni hanno distrutto buona parte dei carciofi e la commercializzazione stenta ad iniziare. “Vista la situazione, penso che perderemo altri 20 giorni per questa referenza, considerato che la grandine ci ha dato davvero il colpo di grazia – continua Scudera – gli anni passati di questi tempi la campagna era già iniziata. Oggi invece è ancora tutto fermo e i costi delle materie prime sono talmente alti che non si può comprare più niente: ad esempio l’urea è passata da 35 a 78 euro. I costi di produzione sono diventati altissimi e le quotazioni sui mercati non rispettano minimamente i rincari”.
 

Golden Fruit coltiva carciofi delle varietà G1, C3 e un po’ di violetto e prevede l’inizio della raccolta verso Natale o, meglio ancora, dal mese di gennaio. “La produzione rimarrebbe conveniente solo se vendessimo la referenza a 0,50 euro al chilogrammo fino a marzo e non a 0,20 euro come accadrà – sottolinea il produttore - senza contare la concorrenza da Tunisia ed Egitto. Iniziamo ad interrogarci su quanto la coltura possa essere ancora remunerativa o se ci conviene sostituirla con altre più redditizie”.

In generale quest’anno i volumi di carciofi sono in calo: se anno scorso si vendevano 12.800 pezzi al giorno pari a circa 12 pedane, quest’anno la quantità media saranno 4 pedane a giorni alternati. L’azienda distribuisce i suoi prodotti in Gdo e in buona parte anche sul mercato francese.

 

Tra gli ortaggi che stanno registrando un andamento positivo ci sono peperoni e zucchine.
“Abbiamo 80 mila metri di serre dedicate ai peperoni e stiamo iniziando in questi giorni ma la concorrenza spagnola ci sta distruggendo – commenta Scudera – nonostante la qualità dei prodotti sia alta, i prezzi si aggirano su 1,30 al chilogrammo, quotazioni troppo basse per coprire i costi di produzione. E la stessa cosa succede per le zucchine, che vendiamo su 1,50/1,60 euro al chilogrammo”.

In negativo invece la situazione del pomodoro datterino, che l’azienda sta vendendo a 0,80 euro al chilogrammo. “Il prezzo giusto sarebbe 2 euro al chilogrammo, solo così noi produttori riusciremmo a trarne un beneficio – conclude – stiamo ancora aspettando che il mondo istituzionale si attivi per aiutarci, senza tutele il nostro settore rischia davvero di crollare”.

In apertura una foto dei campi durante la grandinata.

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