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martedì 30 novembre 2021


Caro-prezzi, la ricetta di Orogel

Dei rincari lungo la filiera Orogel ne intercetta parecchi. I soci produttori del gruppo cooperativo devono fare i conti con gli aumenti dei mezzi tecnici, la parte di trasformazione subisce il caro energia - pensiamo solo agli impianti per i surgelati - e il caro materie prime... Dal quartier generale di Cesena, dunque, un osservatorio privilegiato per comprendere lo stato dell'arte e le strategie da mettere in atto.

"Il punto di partenza è il caro costi: stiamo subendo da inizio primavera aumenti considerevoli su servizi e materie prime indispensabili per la nostra attività, dall'energia ai materiali per gli imballaggi alla logistica. In pratica ci troviamo tra due fuochi: l' impossibilità di esercitare una capacità negoziale dovuta a situazioni internazionali che alimentano una speculazione che pervade tutti i settori e la difficoltà di interagire sul problema con un interlocutore come la grande distribuzione che ha un grande potere contrattuale - questa l'analisi del presidente Bruno Piraccini in un'intervista al quotidiano economico ItaliaOggi di venerdì scorso - Il momento non è facile per la produzione, anche perché in questa situazione c'è carenza di reperibilità dei prodotti, che fatica a raggiungere quegli aumenti minimi indispensabili per garantire la sopravvivenza delle attività evitando che il caro costi si traduca in un caro prezzi a spese del consumatore".



Per Piraccini sarebbe importante lavorare affinché ci sia più collaborazione lungo la filiera. "In particolare servirebbe maggiore collaborazione tra la grande distribuzione e la filiera a monte: tutti i passaggi dovrebbero essere coordinati e in questo modo potremmo realizzare economie di scala preziose per tutti gli operatori e alla fine per il consumatore. La trasparenza e la collaborazione lungo tutta la filiera è un'azione necessaria se vogliamo reggere a questa situazione, probabilmente passeggera ma che sicuramente lascerà strascichi nel tempo. A cui si aggiungono le incertezze determinate dalla penuria di cibo, di suolo e dall'emergenza climatica. La Gdo non può sottrarsi a verificare con noi tutti i passaggi della filiera verso un obiettivo di maggiore equità per tutti i soggetti. Le catene straniere, orientate verso forme di discount più o meno soft, sono costrette a operare con produttori italiani di cui il nostro consumatore si fida di più. Si tratta di un orientamento in crescita anche da parte dei consumatori esteri che domandano sempre più made in Italy. L'italianità dei prodotti è una leva di valore nella comunicazione dei gruppi distributivi stranieri che, per contro, non sono in genere disposti a riconoscere il giusto prezzo".

Il settore dei surgelati, core business di Orogel, durante il lockdown ha avuto importanti aumenti nelle vendite: la soluzione pratica e stoccabile è stata scelta da tanti italiani e ora, anche se c'è stato un riassestamento, i valori sono comunque più alti di quelli pre pandemia. Continuano gli investimenti del gruppo romagnolo in sostenibilità e innovazione: il 70% dell'energia consumata è green e, spiega il presidente, "nei campi abbiamo applicato sensori per limitare le irrigazioni, la produzione integrata è una prassi acquisita, circa il 70% dei nostri produttori opera a residuo zero, le rotazioni colturali sono alla base dei nostri regolamenti. Ridurre l'impatto ambientale è un investimento che produrrà ricchezza - conclude Piraccini - Siamo diventati soci di una società di robotica per sperimentare la raccolta automatica di fagiolini, asparagi, carciofi".

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