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martedì 16 novembre 2021


«Farm to Fork, non c'è sostenibilità senza reddito equo»

Il 19 ottobre il Parlamento Ue ha approvato la strategia Farm to Fork, parte integrante del cambiamento “verde” e sostenibile previsto dal Green Deal  il progetto ambizioso  che mira a realizzare un’Unione carbon free entro il 2050, riducendo notevolmente le emissioni di gas serra all’interno della zona comunitaria e assicurando lo stesso livello di coinvolgimento da parte di tutti gli Stati Membri. Obiettivo finale della strategia Farm to Fork è quello di creare un’economia circolare in grado di ridurre la distanza tra produttori e consumatori. Una strategia che non riguarda solo la filiera alimentare, ma tutto ciò che è connesso alla sostenibilità nella produzione degli alimenti, al delivery, ovvero alla distribuzione, con un focus particolare sulla tutela dei diritti dell’ambiente.

“All’interno di questa strategia gli agricoltori e tutti i produttori in senso più ampio, svolgono un ruolo fondamentale nel rendere possibile la transizione - dichiara Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta Unione Nazionale. Ma la sostenibilità della filiera agroalimentare passa necessariamente attraverso la garanzia di un reddito equo per gli agricoltori, che hanno il diritto di essere sostenuti a fronte del maggior sforzo richiesto per tutelare le risorse naturali e contrastare i cambiamenti climatici. Un obiettivo sicuramente sfidante quello della strategia Farm to Fork, rispetto al quale la ricerca risulta fondamentale per garantire la competitività delle nostre imprese”. 

"Non è infatti un caso che le tecnologie di evoluzione assistita (Tea) siano state inserite tra gli strumenti per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, in quanto in grado di ridurre il ricorso ai pesticidi, proteggendo al contempo il suolo e difendendo la biodiversità del nostro territorio dai cambiamenti climatici. È importante, per questo, che il Parlamento europeo predisponga quanto prima una normativa che riconosca il ruolo delle Tea”, prosegue Velardo.

infine, l’impegno che il Parlamento europeo ha assunto prevedendo l’estensione a tutti i prodotti agroalimentari di un’etichettatura di origine obbligatoria a livello europeo, non può che essere accolto con gran favore, perché se da un lato garantisce la tracciabilità di ciò che arriva sulle nostre tavole, dall’altro non può che favorire un Paese come l’Italia che si contraddistingue per la qualità e la sostenibilità della sua agricoltura. Tutto questo però potrà avvenire solo se sarà garantito un principio di reciprocità con i Paesi terzi chiamati a rispettare gli stessi standard produttivi vigenti in Europa, per evitare che una strategia così ambiziosa possa mettere i nostri operatori in una situazione di svantaggio nei confronti dei competitor internazionali”.

Fonte: Ufficio stampa Italia Ortofrutta Unione Nazionale


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