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martedì 16 novembre 2021


La Sardegna riscopre le mandorle

Giovane, imprenditore e con un debole per le colture e culture identitarie. La “guerra” di Giorgio ha individuato da subito la sua mission. Non prevede per fortuna spargimenti di sangue, ma il suo esercito è green, conta sugli alberi e in prospettiva vuole acquisire nuovi, tutti funzionali ad aumentare la produzione di un’attività che al momento è prettamente di nicchia, ma ha ampie potenzialità di crescita.

Il core business di Giorgio Carente, di Oliena, sono le mandorle, uno dei frutti tipici del nostro territorio la cui coltivazione e raccolta stava andando ormai in disuso a causa della grossa concorrenza di altri paesi in particolar modo California e Spagna. La sua azienda, Hivu, nasce nel 2015 con l’intento di valorizzare questo prodotto cercando di ripristinare alcuni mandorleti già esistenti nel territorio, con l’obiettivo di impiantarne di nuovi nell’ottica di ottenere maggiori quantità di prodotto certificato. È lui che provvede alla lavorazione nelle varie fasi con l’utilizzo di macchinari all’avanguardia che consentono, nel contempo di rispettare le qualità organolettiche tipiche. Il suo prodotto di altissima qualità soddisfa le esigenze di chi eccelle nella realizzazione di dolci (tra gli altri è degna di nota la sua collaborazione con Anna Gardu, sua compaesana e artista del dolce), in particolare in quelli tipici. Una volta terminata la fase della raccolta le mandorle arrivano nello stabilimento e sottoposte alle seguenti fasi di lavorazione fino ad arrivare al confezionamento finale e vendita alle varie industrie dolciarie presenti nella zona e anche ai privati sia per la produzione domestica dei dolci tradizionali, che per il consumo diretto come frutta secca.

«Il target di riferimento è rappresentato principalmente dai dolcifici locali; un mercato non semplice a causa dell’importazione del prodotto da altre regioni d’Italia, in primis Sicilia e Puglia (e fin qui sarebbe ancora accettabile perché la qualità è comunque buona), ma soprattutto dalla California o dalla Spagna», dice l’imprenditore agricolo. I mandorleti californiani e spagnoli si basano però su impianti superintensivi con coltivazione di varietà cosiddette premici (a guscio tenero). Queste hanno una resa in sgusciato superiore alle varietà sarde ma molto più povere di grassi e meno adatte alla produzione di dolci, se non aggiungendoci altri oli vegetali di qualità inferiore. «A Oliena e dintorni riesco a distribuire il prodotto a coloro che desiderano realizzare i dolci tradizionali in casa, o ad altre attività commerciali per il consumo diretto come frutta secca. Sia come mandorle sgusciate, che nella versione tostata e salata, ideale per il consumo in qualità di snack da accompagnare a un buon aperitivo», spiega Carente. Però non sono riuscito ancora a conquistare la fiducia dei dolcifici di Oliena, che è il principale canale di mercato a cui puntavo. Maggiore successo ho avuto nei paesi del circondario (Nuoro, Mamoiada, Orgosolo, Dorgali e altri ancora) oltre ai contatti con realtà un po’ più lontane come nord Italia ma anche all’estero come ad esempio Francia, Germania, Polonia, Inghilterra e Arabia Saudita. Nonostante la concorrenza spietata sul prezzo, negli ultimi anni si è arrivati ad ottenere una clientela sempre più consapevole e attenta alla qualità».

Oggi Hivu si occupa principalmente della lavorazione delle mandorle con il ritiro anche di altri prodotti locali di altissima qualità per la rivendita anche tramite un canale digitale (sito e-commerce) www.mandorledioliena.com.

Fonte: La Nuova Sardegna


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