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mercoledì 27 ottobre 2021


La patata di Bologna corre. Con un'incognita

La patata di Bologna - la prima in Italia ad avere ricevuto la Dop - si fa largo: cresce sia in termini di superfici coltivate che di quantitativi immessi sul mercato e punta con decisione sul canale Horeca. Ma all’orizzonte c’è uno spauracchio legato al climate change: la siccità. Il tubero felsineo a denominazione protetta rappresenta il 5% dei consumi della variegata galassia delle patate e malgrado il settore evidenzi un calo generale delle vendite nell’ultimo anno (-12,8% tra giugno 2020 e giugno 2021, dati Sg), la patata di Bologna va in decisa controtendenza (+28%).

“L’andamento della campagna 2020/21 è positivo, sia per quanto riguarda gli ettari di produzione, sia nei volumi”, dice Davide Martelli (foto sopra) presidente del Consorzio Tutela Patata di Bologna che raggruppa 97 agricoltori del bolognese. "Guardando i numeri, l’area di coltivazione è cresciuta nell’ultimo anno del 20% arrivando a 503 ettari. Si tratta di un incremento di lungo periodo maturato nell’arco di 11 anni nei quali l’aumento delle superfici certificate secondo il disciplinare è stato del +63%. Dai 308 ettari del 2010 siamo arrivati a poco più di 500. In volumi registriamo un incremento del 28%”. 



“Attualmente - aggiunge il presidente del consorzio - la produzione di patata di Bologna Dop sfiora le 20mila tonnellate, volumi decisamente in crescita se si pensa che appena undici anni fa le quantità si aggiravano alle 5mila tonnellate. Ciò significa che la scommessa di un prodotto certificato, garantito e di qualità va nella direzione di un consumatore moderno”.

“La patata di Bologna Dop nell’unica varietà Primura è un prodotto premium, un’eccellenza del food italiano - dice ancora Martelli - che piace perché ha in sé diverse caratteristiche lo rendono unico: stretto legame col territorio, un percorso di trasparenza (ogni confezione dispone di un QR code nel quale è possibile risalire alla zona di produzione), un gusto unico e una versatilità in cucina come dimostra il progetto, La versione dello chef, messo in campo con i cuochi del bolognese”. 



Quest’ultimo è un progetto rivolto, non a caso, al canale HoReCa.: “Per le sue peculiarità la patata di Bologna Dop è un prodotto estremamente versatile in cucina, come testimoniano i 10 chef che hanno aderito al progetto, le cui esclusive ricette rimangono nella carta dei loro ristoranti fino al 31 gennaio 2022. I cuochi in questo modo si fanno ambasciatori e testimonial di un prodotto certificato e gourmet. Questo ci consente di ampliare il nostro canale distributivo, ad oggi per lo più nella Grande distribuzione nelle principali insegne in Italia”. 

Quanto ai prezzi, il presidente parla di “incremento dovuto ai maggiori costi in campagna, nonché per altre ragioni come packaging, incremento delle materie prime e altro ancora”. 
Le preoccupazioni per il futuro non mancano: “La stagione siccitosa ci ha creato non poche difficoltà”, ammette Martelli. “Abbiamo fatto ricorso all’irrigazione seppure ad alto rendimento e basso impatto ambientale. Secondo i dati Arpa nelle nostre zone ha piovuto meno che in Israele e per un prodotto come la patata, che necessita di acqua, penso che non ci sia bisogno di ulteriori dettagli per evidenziare una problematica per gli anni a venire”. 

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