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martedì 26 ottobre 2021


«Pomodoro, una campagna senza paragoni»

Pomodoro osservato speciale tra le colture orticole. La campagna invernale si preannuncia particolare, con un mercato segnato dagli effetti del Tomato Brown Rugose Fruit Virus, del caro energia e materie prime lato produzione; mentre la distribuzione deve fare i conti con gli strascichi della pandemia sul potere di acquisto delle famiglie e una polarizzazione dei consumi che continua a manifestarsi. Il pomodoro italiano in questo quadro come si muoverà? Ne parliamo con Giuseppe Libretti, direttore commerciale dell'omonimo gruppo siciliano specializzato nella produzione e commercializzazione di ortaggi.

Libretti, dopo un’estate con prezzi mediamente alti con quali premesse si apre la campagna siciliana del pomodoro?


Ogni campagna è diversa da quella precedente. Nell'estate del 2020 c'erano grandi difficoltà a vendere pomodoro, mentre quest'anno il mercato è stato positivo. Coltivare pomodori, con l'aumento delle temperature estive, diventa sempre più difficile: noi ci siamo attrezzati per una produzione anche nei mesi caldi modificando le nostre strutture, impiegando reti di copertura anziché plastica... E così siamo riusciti a garantire ai nostri clienti una produzione di qualità anche nel periodo estivo. Il comparto del pomodoro da mensa sta facendo i conti con il Tobrfv: in Spagna e Olanda si è fatta poca produzione, in particolare il grappolo sta avendo grosse difficoltà, e i volumi ridotti hanno portato a prezzi sostenuti che non si vedevano da anni per il ciclo estivo, con valori superiori anche ai due euro il chilo per diverse referenze. Ecco, per la campagna invernale ci sono tante varianti da tenere in considerazione. Il pomodoro siciliano, comunque, non è più solo estivo: in azienda abbiamo scelto di produrre sempre, magari riducendo i volumi ma continuando anche in estate. Così non lasciamo mai i nostri clienti e possiamo garantire collaborazioni di dodici mesi l'anno con produzioni di altissima qualità.



Quindi quest'inverno ci saranno meno pomodori?

Sì, la produzione invernale è diminuita parecchio. In Sicilia si tende a non fare più una produzione unica con ciclo lungo, tenendo la stessa piantina per nove-dieci mesi. Un rischio col Tomato brown: nel caso si debba estirpare significa eliminare una pianta su cui si sono già sostenute tutte le spese. La programmazione sta quindi cambiando ed è impossibile fare paragoni con le campagne precedenti: anche la distribuzione deve prendere consapevolezza di ciò nella gestione delle promozioni. Tra cambiamenti climatici e ingresso del virus, verso cui possiamo solo fare prevenzione, ci sono condizioni completamente diverse dal passato. Credo che avremo una produzione invernale almeno il 50% più bassa. Si sono sviluppate altre colture, come le melanzane, che danno meno problemi. Ma le difficoltà sul pomodoro sono a livello globale, in Olanda, per esempio, con i costi di produzione in grande aumento i produttori non vogliono investire nel grappolo.


 
Ma quali sono le strade da seguire per accrescere il valore del pomodoro?

Aumentare i cicli di produzione tenendoli sotto controllo: rischiare meno e impostare una doppia campagna, come si faceva in passato. Lavorando su cicli brevi si può innalzare la qualità, scegliendo varietà che premino il gusto.



E in casa Libretti che strategia si sta seguendo?

Puntiamo sulla linea snack, ad esempio abbiamo un nuovo mix di datterini ad alto con gusto con frutti di quattro colori diversi. La ricerca varietale negli ultimi tre anni ha individuato datterini colorati con oltre 10 gradi Brix, davvero buoni da mangiare: vogliamo far conoscere questi prodotti al consumatore e li presentiamo in comodi bicchierini con i pomodorini già lavati, pronti da mangiare. Dei veri e propri cocktail, da 250 o 300 grammi, per un consumo on the go e per un'alimentazione salutare. Stiamo lanciando anche datterini monocolore sempre ad alto gusto e un ciliegino sgrappolato. Il bicchiere è realizzato in R-Pet riciclato e riciclabile, autorichiudibile, viene depositato in uno speciale alveolo e può essere sopravvaposto dando così colore e personalizzazione al reparto. Il suo alloggio è in cartoncino certificato Fsc e l'etichetta è biodegradabile: insomma, tanta attenzione alla sostenibilità.



Capitolo export. Quali scogli deve superare il pomodoro italiano?

Se parliamo di prodotto dobbiamo superare i limiti di tenuta. Ad ogni modo l'Italia non avrà mai quella massificazione di prodotto come la Spagna e quindi deve avere un approccio diverso nei confronti della Gdo estera: ci dobbiamo posizionare su mercati di nicchia, dove i pomodori sono necessariamente valorizzati. Con gli aumenti dei costi delle materie prime, dei concimi, dell'energia... non possiamo certo vendere sotto determinati livelli e nei confronti degli altri player dobbiamo distinguerci con la qualità eccellente. In sintesi: non massificare ma posizionarsi nel segmento dell'alto di gusto.

E quali leve bisogna muovere per aumentare la competitività?

La ricerca varietale deve consentire al produttore di trovare la quadra tra tutti i problemi che ci sono, tra virus, fitopatie e cambiamenti climatici. E nel far questo deve mettere a disposizione le varietà giuste per aumentare le produzioni e il gusto. In questo momento c'è paura, se sbagli una campagna, con i costi di produzioni aumentati tra il 30 e il 50%, il rischio è grosso. Ogni giorno arrivano mail che annunciano ritocchi dei listini, ma con i prezzi che ci sono è difficile sostenere tutto questo. Le istituzioni devono intervenire sui costi di energia e materie prime, si stanno creando dei cartelli potenzialmente pericolosi, è necessario fare qualche cosa perché la situazione cambi in fretta o i produttori rischiano davvero tanto.

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