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venerdì 8 ottobre 2021


Green pass, la grana dei braccianti

Una delle più imponenti stagioni di raccolta dell'ortofrutta italiana, quella degli agrumi, entra nel vivo tra una decina di giorni, ma tanti braccianti stranieri non hanno ancora ricevuto alcuna dose dei vaccini autorizzati dall'Ema. E i tempi stringono, perché dal 15 ottobre – come noto – gli imprenditori sono tenuti a rispettare la normativa sul green pass

Senza il vaccino, i braccianti devono sottoporsi a tampone ogni 48-72 ore per poter disporre della certificazione verde. E a loro spese. Ma era proprio necessario l'obbligo del green pass anche per le mansioni totalmente all’aperto come quelle svolte in campagna? Non poteva bastare imporre l’uso di mascherine e altre regole di sicurezza? Domande che oggi si fanno praticamente tutti i produttori ortofrutticoli italiani.



La situazione non va sottovalutata, in primis per l’agrumicoltura del Sud Italia. La partenza della stagione coincide infatti con l'entrata in vigore dell'obbligo del green pass per lavorare nei luoghi aziendali. La speranza dell’intero comparto è che il Governo possa individuare soluzioni di buon senso per evitare di creare ulteriori problemi agli imprenditori, già largamente penalizzati dai folli rincari delle materie prime e dei costi dell’energia e dei trasporti. 

“Da imprenditore penso che chiunque abbia la fortuna di potersi vaccinare, lo deve fare. Bisogna però fare anche i conti con la realtà. La raccolta degli agrumi è infatti un lavoro stagionale che viene svolto prevalentemente da persone esperte straniere provenienti da Paesi sia Ue sia extra Ue. Il problema di questi giorni è semplice: una parte cospicua dei braccianti stranieri che sono in Italia per lavorare non si è ancora sottoposta al vaccino e, a quanto pare, non intende farlo nemmeno nei prossimi giorni. C’è poi anche il caso di chi, nel proprio Paese di origine, ha da poco ricevuto lo Sputnik che, però, non viene ritenuto valido per ottenere il green pass”, spiega a Italiafruit News Nicola Cilento, componente della giunta di Confagricoltura, presidente dell’Organizzazione di produttori Coab nonchè titolare di un'azienda frutticola a Corigliano Calabro (Cosenza), dove produce clementine, arance e pesche. 


Nicola Cilento

Le questioni da risolvere sono diverse, ma di tempo ce n’è pochissimo dato che il 15 ottobre è dietro l’angolo. Le aziende, obbligate ai controlli, rischiano multe salate ed i lavoratori sospensioni. “Sulla raccolta agrumicola delle prossime settimane potrebbe scatenarsi una tempesta perfetta – avverte – Si sente forte la difficoltà a reperire braccianti stranieri muniti di green pass e, di conseguenza, c’è il rischio che una parte dei frutti possa restare sulle piante”. 

Per la politica, la strada è tracciata e bisognerebbe agire con buon senso. Il Governo dovrebbe infatti pensare a una soluzione “tampone” temporanea per preservare lo svolgimento delle attività in campo, almeno nella prima parte della stagione agrumicola. "La raccolta è ormai alle porte in tutte le Regioni produttrici di agrumi. Ritengo, personalmente, che alle imprese di questa filiera vada dato il tempo utile per poter convincere la circoscritta categoria dei braccianti stranieri a vaccinarsi. Si deve necessariamente puntare sulla sensibilizzazione per fare comprendere loro la bontà della vaccinazione. Inoltre, come già sostenuto da Confagricoltura in passato, la scarsità di raccoglitori potrebbe essere in parte colmata dando la possibilità ai percettori del Reddito di cittadinanza di poter fare un lavoro agricolo stagionale senza perdere il diritto al sussidio”.
 
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