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lunedì 13 settembre 2021


«Bio e integrato, due modelli sostenibili con pari dignità»

Guarda al futuro con fiducia e con la precisa volontà di cogliere per prima le nuove opportunità che offriranno i mercati delle diverse filiere in cui è attiva: ortofrutta, cerealproteici, carni e agroforniture. Stiamo parlando di Terremerse, cooperativa multifiliera con 5.600 soci in 7 Regioni d’Italia che ha celebrato in traguardo dei propri 110 anni di attività durante la tavola rotonda “Sostenibilità: più numeri, meno aggettivi” organizzata nella cornice di Macfrut. Una occasione utile per confrontarsi sul futuro dell’agricoltura italiana con multinazionali del settore agricolo come Syngenta Italia e Basf e con politici quali l’europarlamentare Paolo De Castro e l’Assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna, Alessio Mammi.

"Terremerse vive e dovrà vivere sulle partnership con fornitori, istituti di credito, soci, istituzioni e produttori di agrofarmaci, in una logica di squadra. Perchè nessuno si salva da solo”, ha detto Marco Casalini, presidente della cooperativa nel suo intervento. “Noi non vorremmo però solo salvarci, ma anche raggiungere e superare i nostri obiettivi. Tra gli agricoltori si parla spesso della difficoltà di coprire i costi di produzione. Ma l'obiettivo di Terremerse non deve essere solo questo, bensì quello di produrre reddito e ricchezza per i soci. Se in futuro non riusciremo a farlo, i nostri 110 anni resteranno solo storia e non una tappa".

Un futuro che il presidente della cooperativa non vede drammatico. “Dovremo essere bravi a cambiare e a rischiare per intercettare le opportunità – ha aggiunto – Se continuiamo a non cambiare pensando che quanto fatto in passato ci ha portato un po’ di ricchezza, probabilmente perdiamo qualcosa. Perché oggi il settore imprenditoriale è un mondo veloce dove, se vogliamo essere produttivi e portare risultati, occorre essere pionieri e guardare ben oltre il proprio naso”.


Un momento dell'incontro 

In merito ai prezzi, Casalini ha invitato l’intera filiera agricola a fare più squadra per garantire sempre quotazioni giuste per i produttori ed i consumatori. “Prezzi giusti non è un centesimo al chilo, non è il regalo di un prodotto ortofrutticolo, che svilisce l’articolo stesso. L’agricoltore deve poter generare un reddito e reinvestire i guadagni per continuare ad immaginare un miglioramento della propria attività imprenditoriale”.     

Elemento cardine della strategia di sviluppo di Terremerse è la sostenibilità, intesa come conciliazione di tutti i suoi tre aspetti: economica, ambientale e sociale. “In questo senso – ha spiegato il direttore generale, Emilio Sabatini – lavoriamo ormai da molti anni sui contratti di valorizzazione dedicati a prodotti cerealproteici ed orticoli (in particolare pomodoro), realizzati sia col regime della produzione integrata che in quello del bio. L’integrato ed il bio, a nostro avviso, sono protocolli sostenibili con pari dignità, da applicare a seconda delle condizioni. Gli agrofarmaci sono medicine per l’agricoltura e non vanno strumentalizzati dai media”.

Anche il progetto di filiera sul nocciolo, avviato da Terremerse con il partner industriale Gruppo Ferrero, è un altro esempio concreto che verte sulla stipula di contratti di valorizzazione per ottimizzare la sostenibilità economica degli agricoltori. “Miriamo a raggiungere i 600 ettari in 5 anni – ha precisato ancora Sabatini – La nocciola non la proponiamo come monocoltura. E’ una specie che non è adatta a tutte le imprese agricole: per farla, servono prima di tutto determinate strutture e una certa disponibilità di terreni di proprietà. I vantaggi sono la sua semplicità di gestione, la richiesta di bassi input tecnici e la ridotta intensità di manodopera. Ma coltivare nocciolo può avere anche una valenza di riqualificazione ambientale, in quanto può favorire il recupero di territori ed aree marginali”.



La strada della sostenibilità è perseguita anche grazie agli investimenti in ricerca ed innovazione. Terremerse dispone di un Ufficio di ricerca e sviluppo, composto da un team di 11 persone che lavora quotidianamente sulla sperimentazione varietale e l’innovazione digitale. “Per quanto riguarda la ricerca varietale – ha concluso – il nostro obiettivo è selezionare quelle varietà che siano in grado di dare una migliore soddisfazione ai produttori in termini sia di resa che di qualità. Varietà che siano quindi funzionali ai contratti di valorizzazione precedentemente indicati”. 

Sul fronte della digitalizzazione, la cooperativa ha sviluppato un portale costituito da modelli di supporto alle decisioni (Dss) per importanti colture come vite, frutta, pomodoro e frumento. Tali sistemi interpretano i dati raccolti attraverso strutture hardware negli appezzamenti, orientando gli agricoltori nelle attività di difesa ed irrigazione. “Abbiamo sperimentato che con i Dss i trattamenti si possono ridurre del 30-35% nel caso della peronospora del pomodoro, solo per fare un esempio. Questo significa andare incontro alle esigenze di risparmio economico degli imprenditori agricoli e, al tempo stesso, minimizzare l’impatto ambientale razionalizzando l’uso delle risorse. Le tecnologie digitali sono oggi impiegate su 500 ettari dei nostri soci, ma ci aspettiamo un forte aumento del loro utilizzo nei prossimi anni”.

Di seguito il video dell'evento integrale pubblicato su You Tube, con tutti gli interventi.


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