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Uve apirene, Apofruit raddoppia

Apofruit accelera sulle uve apirene grazie a una partnership strategica presentata ieri pomeriggio a Macfrut: è quella con Op Terra di Bari, cui fanno capo vitigni nel territorio di Noicattaro e Rutigliano - Sud Est barese - per una produzione di circa 50mila  quintali nel periodo da luglio a novembre (30% biologico e biodinamica, 70% convenzionale/integrato). A questa area di produzione si aggiunge quella che Apofruit ha sviluppato nella zona metapontina, con lo stabilimento di Scanzano Ionico che garantisce 45mila quintali annui per un totale su scala nazionale di quasi 100mila quintali annui.

Quattro i quattro punti chiave nel progetto di sviluppo nel segmento delle uve apirene della cooperativa, come spiegato ieri pomeriggio in conferenza stampa a Macfrut: innovazione varietale, accordi per la manodopera, packaging sostenibili, crescita del biologico e del biodinamico.


Sul primo punto il  direttore generale Ernesto Fornari ha sottolineato come, grazie agli accordi con costitutori leader mondiali, Apofruit disponga di varietà senza semi con un calendario che parte da luglio e arriva a novembre. Tra le bianche  in  evidenza  la Timpson, che quest’anno ha un grado zuccherino  importante (22 gradi brix); grande interesse anche per AutumnCrisp®,  varietà club  dall'aroma caratteristico, in maturazione dal 7/8 settembre. Tra le rosse inveceè stato sottolineato in conferenza stampa - sono attese grandi performance dalle uve Timco®, Allison® e Scarlotta®.

“Abbiamo messo in moto una strategia sull’uva da tavola – ha aggiunto Fornari – che porterà un incremento dei volumi ma anche una nuova identità del prodotto, sostenibile, tracciabile, etico e internazionale”.

“Le licenze esclusive per le uve senza semi hanno dato grandi possibilità di sviluppo ad Op Terra di Bari – ha detto il presidente Luigi Rizzo - Siamo stati i primi nel territorio a credere all’uva senza semi e oggi possiamo dire che stiamo acquisendo sempre maggiori quote sul mercato estero garantendo i redditi degli agricoltori con una prospettiva positiva di lungo termine". Una cooperativa, quella pugliese, che punta sempre più sui  valori etico sociali: fiore all'occhiello, ha sottolineato Rizzo, l'accordo aziendale con i sindacati che, unico nel territorio, prevede l’utilizzo dell'istituto delle assunzioni congiunte, l’intesa sui corretti inquadramenti dei dipendenti  nel rispetto  dei contratti  provinciali  e l’inserimento  di una misura  di welfare  aziendale.


“Commercialmente – ha evidenziato in apertura di conferenza stampa Marcello Guidi, responsabile del mercato estero di Apofruit – questi volumi, con la prevalenza di uve seedless di altissima qualità sia a produzione integrata che biologiche e biodinamiche ci hanno consentito di conquistare ampie fette di mercato in Europa. In crescita la domanda in Scandinavia, Italia e Svizzera. Consolidate le performance in Germania, mercato più importante, e Regno Unito con particolare attenzione per le linee Premium". Oggi Apofruit esporta l’85% di uva da tavola sui mercati esteri europei e il 5% sugli extra Ue come gli Emirati Arabi, Bahrain e Qatar.
   
Ulteriore punto chiave  per lo sviluppo dell’uva da tavola è il packaging e la tracciabilità. Su questo versante l’innovazione sviluppata con la Op Terra di Bari e con Delajosrl, tocca il versante sostenibilità grazie all’introduzione di confezioni dedicate in cartone e filmatura in plastica biodegradabile stampabile, senza etichette, che garantiscono tutte le informazioni sul prodotto: un Qr Code consentirà di verificare direttamente la provenienza del prodotto e la sua storia dal campo alla tavola.


Da sinistra Ciavarella, Fornari, Rizzo e Guidi
 
Sul tema si è soffermato Francesco Ciavarella, direttore operativo di Op Terra di Bari e ideatore dellApp Delajo che consente di gestire il quaderno di campagna e la tracciabilità del prodotto. “Con il Qr Code sulla confezione – ha dichiarato Ciavarella – è possibile comunicare al consumatore l’appezzamento di provenienza dell’uva da tavola acquistata facendolo visualizzare su Google Earth. La App Delajo fornisce, inoltre, i dati delle certificazioni di qualità del prodotto presente nella confezione. Un vero passo in avanti in termini di trasformazione digitale che ci consente di valorizzare il prodotto e le strutture di lavorazione con l’ulteriore vantaggio di garantire la grande distribuzione e il consumatore finale". Un’App pensata quindi per l’intera filiera agricola, con un sistema di gestione definito "estremamente semplice che permette anche di velocizzare i processi di certificazione aziendale".
 
Ultimo punto chiave della strategia di Apofruit è lo sviluppo della produzione biologica e biodinamica certificata Verdea:  “Si pensa che l’uva da tavola biologica e biodinamica sia molto difficile da produrre", la testimonianza di Giacomo Mastrosimini, consulente tecnico di Op Terra di Bari. "In realtà la nostra esperienza ci dice che una buona preparazione del terreno, l’inerbimento, la fertilità biologica e fisica, la porosità, la struttura glomerulare e la presenza di vita organica permettono di ottenere interessanti produzioni biologiche e biodinamiche anche con l’uva da tavola”
 
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