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giovedì 5 agosto 2021


Pere, le attese sui prezzi sono altissime

La raccolta delle pere Williams – la seconda varietà più coltivata e prodotta in Italia – è ai nastri di partenza e si cominciano a vociferare i primi prezzi all’origine, molto elevati, che si attendono i produttori locali. 

Per introdurre l’argomento è bene partire dalle stime di produzione. La raccolta italiana di questa cultivar, stando agli ultimi dati dell'Oi Pera, dovrebbe scendere del 50% rispetto all'anno precedente. Un calo importante ma inferiore a quello che subiranno pere tardive come Abate Fétel (70%), Conference (-65%) e Kaiser (-70-75%). Al di là di questo scenario, la produzione sulle piante di Williams sarà comunque molto ridotta in tutti gli areali pericoli e, di conseguenza, i produttori hanno pretese inevitabilmente alte. In campagna, infatti, si parla in questi giorni di un range minimo compreso dai 0,8 all'euro il chilo per le Williams di prima categoria, in funzione della pezzatura. Un prezzo atteso molto più alto dei 0,4-0,6 euro il chilo che le aziende agricole italiane sono solite spuntare in annate di produzione normale.  

La forbice di prezzo quest'anno sarà comunque più elevata rispetto al solito, dato che c’è la sensazione – confermata a Italiafruit News da diversi produttori italiani – che i calibri medi dell’annata non saranno sostenuti. Poi bisognerà valutare, durante le raccolte, l’entità dei problemi di qualità causati dal freddo e dagli insetti, come la cimice asiatica e la psilla, che incideranno sulla quota di scarto.



Se le aziende agricole hanno aspettative importanti per cercare di contenere almeno un po’ le perdite, le società commerciali che fanno frigoconservazione sono tutte in attesa di valutare sia la qualità delle partite che verranno raccolte in campo sia la risposta dei mercati, prima di parlare di prezzi per le diverse varietà, Williams compresa. A smuovere un po’ la situazione potrebbero però contribuire le stime di produzione aggiornate per l’area dell’Europa che verranno presentate stamani a Prognosfruit

“Finora c’è molta confusione sui prezzi – racconta a Italiafruit News un operatore commerciale del modenese – fermo restando che quest’anno le quotazioni di ogni varietà di pera non saranno mai giuste né per i commercianti né per i produttori italiani. In campo i chili sulle piante non ci sono per coprire le spese ed i trattamenti, mentre noi commercianti dovremo affrontare un calo netto del fatturato avendo comunque importanti costi fissi per la gestione del prodotto (logistica, magazzino, personale, ecc.). Sarà il mercato a dirci a quali prezzi potremmo arrivare”.

"In questa stagione dovremo sicuramente cercare di vendere tutte le pere italiane a prezzi cari – incalza un altro commerciante dell’area veneta – Ma questa è una questione relativa, perchè quest'anno saremo comunque tutti perdenti. Dati alla mano, la contrazione della produzione italiana non è assolutamente governabile e ad oggi ci sono troppe incertezze che riguardano la qualità, in primis per l'Abate Fétel. Non è detto che possa valere la pena fare la selezione in magazzino. Stiamo aspettando di vedere, con grande serenità, quale sarà effettivamente la qualità delle produzioni che saranno raccolte e l’andamento dei consumi nei Mercati all’ingrosso e nella Gdo. Bisognerà vedere, in particolare, se i consumatori saranno disponibili a comprare le pere italiane a certe cifre o se, con gli stessi soldi, compreranno un pacco di biscotti, solo per fare un esempio. Nella sostanza delle cose - conclude - oggi è impossibile decifrare e capire cosa potrà realmente succedere”.

Ha collaborato Fabrizio Pattuelli
 
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