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giovedì 22 luglio 2021


Agrumi, in Spagna è allarme cocciniglia

La cocciniglia, detta anche cotonet, sta mettendo in ginocchio il settore agrumicolo spagnolo. Coma riporta la testa online sevilla.abc.es, a lanciare l’allarme per la diffusione di questo insetto è stata l’Unione dei piccoli agricoltori iberici Upa, che in un comunicato ha insistito sulla “grave minaccia che questa malattia rappresenta per i produttori”.

Arrivato in Spagna circa un decennio fa, il parassita è ora diffuso nella Comunità Valenciana, Murcia, Catalogna e Andalusia, “mettendo a rischio l’intera industria agrumicola” sottolinea l’organizzazione agraria. A tal proposito, Upa ha chiesto un incontro urgente al ministero dell’agricoltura spagnolo per discutere su come affrontare questa crisi.


Trappola per il controllo della cocciniglia

Ad aggravare le problematiche portate dalla cocciniglia anche il divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari specifici come il Metil-Clorpirifios, bandito dall’Unione Europea poco più di un anno fa.
“Questo divieto ha rappresentato un duro colpo per gli agrumi – sottolineano dall’associazione – ora i tecnici e gli agricoltori stanno affrontando una situazione frustante, dato che nemmeno loro sanno come combattere questo insetto”.
Trattamenti preventivi, trappole e altri prodotti autorizzati sono le misure per ora adottate dai produttori agrumicoli per sconfiggere il parassita. Ma, oltre a non avere molto successo, queste pratiche “fanno aumentare i costi di 1200 euro circa per ettaro, senza contare i costi della manodopera. Con questi trattamenti poco efficaci, si riduce la produzione e le spese salgono alle stelle” specifica Upa.

Servono maggiori controlli sulle importazioni. Questo il monito dell’associazione che denuncia le modalità dell’importazione di questo parassita da Paesi terzi. “Tra settembre 2020 e marzo 2021, l’Unione Europea ha importato oltre un milione di tonnellate di agrumi da Paesi extra Ue di cui il 29% dal Sudafrica. Chiediamo che si sia un maggiore controllo fitosanitario in tutti i nostri porti e frontiere e che i trattamenti a freddo siano resi obbligatori” ha scritto l’organizzazione.

Infine, da Upa chiedono una riflessione a livello europeo sul divieto dei prodotti fitosanitari per combattere i parassiti. “Non è un capriccio, siamo disperati” concludono.

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