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venerdì 9 luglio 2021


Il clima pazzo «sballa» pesche e albicocche

Gelo tardivo ad aprile, clima fresco e ventoso a maggio, bomba di calore con 40 gradi centigradi a giugno. Sfasamenti del tutto inusuali per l’Emilia-Romagna (e non solo) che hanno sballato il comportamento dei frutteti. Gli effetti di questo meteo schizofrenico si sono potuti notare su tutte le varietà di pesche e nettarine raccolte fino ad oggi.

“I pescheti di varietà importanti come Big Top, Royal Glory e Big Bang hanno sofferto particolarmente il clima degli ultimi tre mesi. Il risultato è che c’è tanta massa di calibri piccoli anche nelle zone colpite dal gelo”, spiega a Italiafruit News Stefano Zavoli, responsabile dell'omonima Azienda agricola di Poggio Torriana (Rimini)  socia di Agribologna  che ha iniziato la campagna peschicola verso il 10-15 giugno.

“Le piante di pesche e nettarine sono in piena vegetazione, ma non riescono a produrre pezzature importanti. Tanto che il calibro A, quest’anno, può essere considerato come un corpo grosso. La speranza è che la situazione possa migliorare con le produzioni medio-tardive e tardive”.



Per le albicocche, disponibili da maggio, la fotografia scattata dall’operatore è completamente differente: “Finora non ci sono mai stati problemi legati ai calibri. L’ingrossamento dei frutti è stato regolare ma stiamo notando, nel caso di questa specie, un anticipo sulle raccolte di una decina di giorni. Gli stacchi delle prime varietà a maturazione tardiva sono già iniziati. Ciò è sempre dovuto, a mio avviso, al clima anomalo che ha scombinato il normale ciclo fisiologico delle piante”.

Per quanto riguarda il commercio, il mercato italiano – secondo Zavoli – si sta dimostrando abbastanza attivo nei confronti di pesche, nettarine e albicocche romagnole, riconoscendo prezzi medio-alti per il periodo. Un andamento condizionato in parte dalle scarse quantità raccolte a causa delle gelate. “I consumi del periodo sono modesti e lo vediamo sui Mercati all’ingrosso che, negli ultimi 15 giorni, hanno concentrato gli scambi nei giorni iniziali e finali della settimana”. 

A lasciare l’amaro in bocca sono le ormai tradizionali iniziative di sottocosto portate avanti dagli operatori della Gdo per stimolare le vendite in alcune settimane. “Al fine di salvaguardare la tenuta del settore ortofrutticolo italiano, invito le catene distributive a valutare l’opportunità di abbandonare il sottocosto e di orientarsi sull’offerta continuativa di prezzi definiti in base ai costi di produzione di ogni specie – conclude  Quotazioni che possano consentire a noi produttori di continuare a coltivare e investire”.
 
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