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giovedì 8 luglio 2021


Op Terremerse programma altri 50 ettari di corileti

Tra le colture arboree a maggior tasso di meccanizzazione, il nocciolo rappresenta una valida opportunità di diversificazione per frutticoltori, viticoltori e cerealicoltori di svariate Regioni del nostro Paese. Una alternativa economica, ambientale e paesaggistica anche per quelle colline d'Italia che, purtroppo, si stanno desertificando a causa delle crescenti dismissioni di impianti di frutta e uva da vino non più performanti. 

"Il connubio tra vite e nocciolo può essere una scelta interessante, soprattutto per quei viticoltori che dispongono di cantine. Non solo il nocciolo migliora l'immagine estetica dell'azienda vitivinicola, ma garantisce anche un beneficio tangibile dal punto di vista della meccanica. Chi coltiva la vite, infatti, ha già in casa gran parte delle attrezzature necessarie per condurre il corileto: dal trattore di piccola potenza al trinciaerba, all'atomizzatore per la distribuzione di agrofarmaci e così via. Si possono dunque sfruttare le macchine agricole già presenti nella corte aziendale". Così Marco Babini, responsabile del "Progetto Nocciolo" di Terremerse - Organizzazione di produttori di Bagnacavallo (Ravenna) - partner del progetto "Nocciolo Italia" del Gruppo Ferrero.


Marco Babini

"Il fatto che il nocciolo sia una coltura altamente meccanizzabile, lo rende ideale anche per le aziende produttrici di colture estensive come i cereali. Realtà agricole con ettari importanti che, sempre con l'obiettivo di diversificare, potrebbero dedicare una piccola parte delle proprie superfici (10-15%) al nocciolo. Sono necessari cinque anni per la produzione dei primi frutti, ma una volta che il noccioleto entra in produzione, i cerealicoltori potrebbero certamente beneficiare di guadagni superiori”.

Oltre ai 20 ettari di nocciole piantati a dicembre 2020 tra le province di Forlì-Cesena e Ravenna (clicca qui per leggere l'articolo), l'Op ha finalizzato finora precontratti per altri 50 ettari che saranno allestiti il prossimo dicembre sempre nel bacino dell’Emilia-Romagna, dove gli espianti di frutta come pere, mele, pesche e nettarine continuano ormai da tanti anni. “Nei mesi scorsi – racconta Babini – abbiamo attivato una importante collaborazione con la Fondazione per l'Agricoltura F.lli Navarra di Ferrara per la realizzazione di un campo sperimentale di circa 10mila mq, dove verranno testati sesti d’impianto e nuove varietà. La struttura sarà utile anche per raccogliere dati relativi all’assorbimento di Co2, in modo da valutare un eventuale contributo green del nocciolo sull’ambiente”.



Per quanto riguarda le altre zone “target” di Mantova (Lombardia), Verona (Veneto), Pesaro (Marche) e del Centro Italia, Babini sta raccogliendo numerose manifestazioni d'interesse da parte del mondo agricolo. Ma, per ognuna di queste aree, c'è la necessità di concentrare un determinato numero minimo di ettari per poter avviare il progetto. 

“Non siamo promoter, ma una Op seria che intende realizzare un progetto strutturato sotto ogni aspetto: dall’assistenza tecnica alla raccolta, dalla logistica (ritiro del prodotto) alla vendita", rileva il responsabile. Per la sostanza, l'Op Terremerse si va a configurare come una sorta di aggregazione del progetto "Nocciolo Italia" di Ferrero, a cui sarà destinato il 75% della produzione raccolta. Il restante 25% lo commercializzerà Terremerse per conto delle aziende agricole. “Con questi due differenti meccanismi di liquidazione, pagheremo ai soci il 100% della produzione conferita di nocciole", conclude.

Per informazioni aggiuntive sul progetto è possibile scrivere all’indirizzo e-mail mbabini@terremerse.it o visionare la pagina dedicata del sito web https://terremerse.it/progetto-nocciolo/.

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