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giovedì 1 luglio 2021


Marangoni: «Razionalizzare il parco varietale frutticolo»

Programmi d'innovazione. Da molto tempo, purtroppo, l'Italia non li fa più. E questo fatto non è un bene per l'intero settore agricolo, ortofrutticolo in particolare. E' solo uno dei tanti spunti che ha offerto Bruno Marangoni, professore emerito dell'Università di Bologna in occasione del webinar dello Speciale Frutta & Verdura 2021 dedicato all'innovazione.

"L'innovazione deve partire innanzitutto da una base di ricerca precedente - ha detto - e deve avere una visione molto allargata", indipendente dagli interessi economici di industrie genetiche e vivaisti che la portano avanti con i loro investimenti. In particolare, Marangoni ha spiegato che "in Italia i grandi programmi di rinnovo del sistema agricolo risalgono a 50 anni fa. Portiamo nel nostro Paese varietà sviluppate in altre zone del mondo, molte volte senza realizzare una ricerca e una sperimentazione precise per valutare la loro validità. Questa è una cosa che non si dovrebbe mai fare", ha ammonito.

L'esempio delle pesche è emblematico: "Le varietà che c'erano in passato nel Vecchio Continente sono state trasferite negli Usa, dove è stato fatto un grosso lavoro di miglioramento genetico che, successivamente, si è riversato in Europa e anche in Italia. Abbiamo portato nella Pianura Padana un patrimonio genetico di varietà selezionate per l'area della California, adatte a climi caldi e asciutti, per poi vedere solo in seguito che tali cultivar erano suscettibili a malattie e perdevano in termini di sapore. Perché ovviamente l’intensità luminosa e le condizioni climatiche della California erano completamente diverse".

Il comparto dell'ortofrutta non deve inoltre mai dimenticarsi l’importanza di coltivare varietà che, oltre ad adattarsi bene agli ambienti dell'Italia, consentano di produrre con facilità. A questo proposito, il professore emerito ha citato il caso del melo: "L'Italia fa ricorso a portainnesti molto deboli che richiedono un sistema di gestione molto attento e preciso, soprattutto nella gestione dell'acqua e della nutrizione. Dovremmo invece cercare di sfruttare portainnesti più vigorosi che consentano un risparmio sia nell'applicazione di elementi nutritivi sia di acqua. Nel caso delle piante, bisogna sempre mantenere un buon rapporto tra struttura radicale e parte aerea: in Italia molto spesso questo non avviene, soprattutto quando vengono utilizzati dei portainnesti deboli".



Per Marangoni l’Italia dovrebbe comunque porsi l’obiettivo di razionalizzare decisamente il parco varietale delle specie ortofrutticole. Le nuove cultivar devono infatti essere migliori di quelle che esistono già, altrimenti non si può parlare d’innovazione. Altro aspetto che, negli ultimi decenni, l'Italia ha trascurato totalmente. "Una serie di fattori hanno consentito la diffusione di nuove varietà non apprezzate dai consumatori". Bisogna puntare sul sapore, ovviamente, per riconquistare la fiducia delle persone: "Nelle scorse settimane sono andato a comprare pesche al supermercato, pagandole anche tanto. Non le comprerò più perchè erano immangiabili", ha raccontato.

Un altro argomento strettamente legato all'innovazione di cui ha parlato Marangoni è la salubrità. "I prodotti ortofrutticoli che abbiamo in Italia sono i più tranquilli del mondo, dal punto di vista della salute". Per il professore oggi si sta discutendo troppo su biologico, biodinamico e integrato, ma non è il metodo di coltivazione a fare la differenza. "Il fattore più importante, dal mio punto di vista, è che il nostro Paese è riuscito a creare produttori agricoli sensibili a ottenere prodotti sani. Spero che tale sensibilità possa continuare ad esserci anche in futuro, nell'interesse del consumatore. Al quale dobbiamo però dare la possibilità di conoscere i metodi di produzione e, soprattutto, dire anche un po' di verità. Le persone, nella maggior parte dei casi, oggi vengono suggestionate. Il comparto produttivo, con la collaborazione della Gdo, dovrebbe trovare il modo di proporre la corretta informazione sui prodotti agricoli".

In conclusione, Marangoni ha sottolineato: “Occorre organizzare un sistema produttivo mirato al fine della sostenibilità. Servono un coordinamento generalizzato e tecniche di coltivazione abbastanza standardizzate. Questo si può fare con una programmazione e una ricerca di Paese che, purtroppo, al momento mancano. Non ci sono linee di ricerca programmatiche, bensì una conflittualità anche tra i diversi metodi di produzione”. Insomma, il lavoro da fare è tanto. 

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