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martedì 15 giugno 2021


«Il bio deve essere più smart e innovativo»

Un biologico più innovativo e meno conservativo, che si preoccupi di produrre più qualità, e in taluni casi anche più quantità, con meno input o mezzi tecnici per unità di produzione; un biologico capace di applicare più tecnologia e di porsi in un’ottica di intensificazione sostenibile. Lo stimolo arriva da Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb.

"Il nostro Consorzio non ha atteso il programma Next Generation (Ngeu), con le politiche descritte nel farm to fork o nel documento afferente la biodiversità, per sottolineare come la sostenibilità debba essere il driver che guida lo sviluppo dei processi produttivi e dei comportamenti di ciascuno", scrive Piva nell'ultimo newsletter consortile.



"L’Ue ha predisposto un programma di sviluppo che, complice anche la pandemia da Covid 19, ha posto le basi per la ripresa dell’economia in un’ottica di ricostruzione fondata sulla sostenibilità ambientale e sulla transizione ecologica. Il nostro paese, fra i principali beneficiari economici di tale piano europeo, ha presentato il proprio Piano di ripresa e resilienza per una spesa complessiva superiore a 240 miliardi di euro; un piano che, confrontato al noto Piano Marshall, è di gran lunga più imponente ed ha fra i suoi obiettivi lo sviluppo sostenibile".

"Chi scrive - prosegue Piva - da parecchi anni insiste sul fatto che il biologico deve guadagnarsi la sostenibilità ovvero deve dimostrare che gli obiettivi posti da tale metodo di produzione sono raggiungibili, che la biodiversità aumenta, che si risparmia acqua, che si accumula carbonio al suolo, che si riducono le emissioni, etc. Oggi è sempre più impellente dimostrare ciò perché gli strumenti comunitari e nazionali in materia premiano i processi e le azioni sostenibili fra cui il biologico, ma non certo solo quest’ultimo".



Sul piatto ci sono 910 milioni di euro: "È sufficiente analizzare gli interventi finanziabili con le risorse Ngeu destinate al Psr, fra cui l’agricoltura di precisione, lo sviluppo di filiere corte e locali, la sicurezza sul lavoro, l’energia rinnovabile, il miglioramento dell’uso e della gestione della risorsa idrica, il biologico ed altre misure che per oltre 910 milioni sono destinate all’Italia, senza cofinanziamento nazionale, quali risorse aggiuntive del programma Next Generation Eu. A queste si aggiungono le risorse del Pnrr, destinate allo sviluppo di un agroalimentare sostenibile che destina la maggior parte delle risorse all’implementazione di modelli di trasporto ed energetici rinnovabili e sostenibili, all’ammodernamento della meccanizzazione, all’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione, alla digitalizzazione per rendere più efficienti i processi produttivi oltre che all’uso intelligente della risorsa idrica".

Ma se il biologico vorrà “trarre profitto” da questa straordinario periodo di investimenti - commenta Piva - dovrà "intelligentemente applicare le tecnologie previste nei programmi di finanziamento e sarà anche un modo per aggiornare il metodo di produzione con le recenti acquisizioni in campo scientifico-sperimentale". Insomma, non potrà godere di benefici pubblici solamente perché viene applicato, come avviene ora ed avverrà nei Psr o come sarà probabilmente con i nuovi “eco-schemi” della Pac, ma dovrà applicare tecnologie in linea con i programmi di investimento e dimostrare di essere “effettivamente” sostenibile": una sfida da non perdere.

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